Claudio Marchisio, il calcio italiano perde il suo principe.

3 Ottobre 2019 – “Oggi il calcio è un po’ meno calcio”. Lapidario, malinconico, con queste parole il campione spagnolo Andres Iniesta commenta l’addio al calcio giocato del principino Claudio Marchisio. E come dargli torto. A smettere di calcare i campi da gioco è uno sportivo con la S maiuscola, mai fuori le righe e, allo stesso tempo, mai banale. Come quando il 29 ottobre 2011 siglava il goal vittoria contro la rivale storica Inter, battuta da poco con lo stesso risultato. Uno slalom tra gli avversari e un tocco morbido da sotto a saltare il portiere, la sintesi della classe di questo mediano, paragonato spesso a Tardelli, che forse, senza qualche infortunio di troppo, avrebbe anche superato. Quel giorno Marchisio fece capire al mondo calcistico di che pasta fosse fatto.

Ma il calcio è spesso un gioco infame, ti dà tanto, ti toglie tutto. E Claudio questo lo sa bene, tormentato da infortuni che gli hanno impedito di trasformarsi da principe a Re, di una Torino che l’ha sempre amato e coccolato, anche quando nella stagione 2018/19 decide di lasciarla, chiuso ormai da una concorrenza forte, lui che s’è sempre fatto trovare pronto anche quando nel suo ruolo giocavano mostri come Pirlo, Pogba e Vidal, lui che dalla serie B alla Champions League ha sempre dato il suo fondamentale apporto, ora lascia, va via. Non sarà stata una scelta facile per uno che ama la Juventus come lui, ma il primo amore, prima ancora della propria squadra del cuore, è il pallone, il calcio, e Marchisio ha voglia di giocare. Parte per la Russia, per una squadra blasonata, lo Zenit, ma porta con sé anche la sfortuna che l’ha tristemente accompagnato gli ultimi anni. Comincia nel migliore dei modi, segnando e portando i suoi compagni alla vittoria, e termina nel peggiore, con un nuovo infortunio.

E chissà poi quante idee gli saranno balenate in testa prima di decidere di appendere gli scarpini al chiodo, chissà quante offerte, possibilità, aveva ancora, a 33 anni, di dimostrare il suo valore. Ma sceglie di lasciare, e lo fa a casa sua. Il 3 ottobre, a Torino. Ci scherza su, Marchisio, durante la conferenza – “Volevo organizzare a casa mia, ma non ci stavamo tutti quanti”, eppure a casa sua è, in quello stadio, in quella città. Claudio lo sa, i tifosi lo sanno, e al di là di ogni bandiera, un calciatore, un uomo come lui, merita il giusto plauso alla fine di un’importante, quanto sfortunata carriera. Perché troppo spesso questo gioco viene svilito da manifestazioni d’odio, perché troppo spesso l’appartenenza ad una fede calcistica è motivo sufficiente ad essere scherniti, offesi, picchiati. Ed in questo scenario di sport, che di sportivo ha ormai ben poco, esempi come Claudio Marchisio, non possono che mettere tutti d’accordo. Un uomo, prima ancora che calciatore, un marito, di Roberta, ex tennista, un personaggio pubblico, che ha usato la sua notorietà anche per importanti battaglie, e per aiutare il prossimo.

Protagonista spesso di campagne di beneficenza, come quando donò parte dei proventi dalla vendita della sua autobiografia “Claudio Marchisio”, del 2011, per l’acquisto di una postazione di terapia intensiva neurologica del reparto di neonatologia dell’ospedale Sant’Anna, ospedale che ha più volte sostenuto economicamente negli anni. Da sempre in prima linea a difesa dei più deboli, ha negli ultimi anni iniziato una sua battaglia personale di sensibilizzazione sul tema immigrazione, in un momento storico in cui, specialmente in Italia, se ti schieri dalla parte degli ultimi, sei tacciato di buonismo e di perseguire interessi personali. Ma lui è andato avanti, incurante di ciò, come quando scatenò l’ira degli odiatori seriali, analfabeti funzionali e leoni da tastiera, per la campagna #WithRefugees. Claudio è fatto così, un uomo giusto, semplice, un principe di sani principi, passatemi la battuta. Ed è per questo che vi lascio con le sue parole, perché un uomo non vale mai più delle idee che sostiene.

Guerra e violenza costringono ogni giorno migliaia di famiglie ad abbandonare le proprie case e ad affrontare pericolosi viaggi alla ricerca di protezione, dignità e un futuro per i propri figli. Io credo sia il momento di chiedere ai leader mondiali delle soluzioni concrete e di stare dalla parte dei più deboli. E tu, da che parte stai?”
Claudio Marchisio.

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