Rambo Last Blood – uno stonato canto del cigno per Stallone.

“Non c’è nessuno di noi che non vorrebbe essere altrove, ma questo è quello che facciamo, questo è quello che siamo. Vivere per niente, o morire per qualcosa!”

John Rambo 2008

 

Ed eccomi qua, a fissare questo foglio bianco di word cercando il modo migliore per iniziare questo articolo che, come avrete capito dall’incipit, non parlerà dell’ultimo film d’animazione Disney o dell’ultimo del pluridecorato regista col nome impronunciabile, che Sergej Michajlovič Ėjzenštejn scansati (quello della Corazzata Potemkin, nome gentilmente copiato ed incollato da Wikipedia). Oggi gentili lettori, parlerò del non plus ultra dell’americanata vecchio stile, del film ca**uto per eccellenza, oggi parliamo di Rambo.

E mi tocca fare una doverosa premessa: io sono fan della serie, fan del genere e fan di Sly. Talmente fan che ho esultato quando ho visto al cinema tutti e tre i film de I Mercenari, Stallone, Schwarzenegger, Statham, Willis e tutti gli altri, con l’aggiunta di Chuck Norris che fa battute su Chuck Norris. Perché non ci posso far nulla, a me il cinema commerciale piace, e quindi potete immaginare il mio interesse verso l’ultimo film sul famoso soldato reduce dal Vietnam “Rambo – Last Blood”.

Direte voi, allora il film ti è piaciuto? Nì, tendente al no, ma andiamo per gradi. Ah, e per quanti di voi staranno leggendo, intenzionati a vederlo al cinema (dai primi dati del botteghino, non penso tanti), tranquilli, qui siamo in area despoilerizzata.

Il film arriva in sala con qualche anno di ritardo. Subito dopo l’uscita del quarto capitolo nel 2008 si vociferava di un sequel ambientato in Messico, ma ad Hollywood è diventato più facile piazzare un kg di castagne che produrre un film, e quindi il buon Sly alla fine se l’è prodotto da solo, con la sua casa di produzione Balboa Productions (un nome a caso). Certamente i tanti impegni del buon Stallone avranno rallentato ulteriormente. Il nostro italian stallion sta vivendo una seconda giovinezza cinematografica, o forse una terza, se contiamo pure quel buio periodo della sua vita in cui per pochi dollari, lo stallone italiano divenne il titolo di un film erotico di serie B. Stallone non ha avuto una vita e una carriera facile, e ora si gode questa rinnovata fama, la possibilità di autoprodursi i film, le nuove saghe che sta lanciando, e la stima di tutta l’Academy per quel filmone che è Creed.

Ma torniamo a noi. Signori miei, David Morrell aveva ragione. Chi è David Morrell? Semplicemente l’autore del romanzo di Rambo, perché, per chi non lo sapesse già, il personaggio è tratto da un romanzo, che si limitava alla storia del primo film. Il romanzo su un reduce del Vietnam, con enormi problemi a reinserirsi nella vita quotidiana dopo la guerra. L’estremizzazione del PTSD (disturbo da stress post-traumatico). Nell’intenzione dell’autore, il personaggio nasceva e moriva col primo film, e in una recente intervista ha dichiarato di sentirsi in imbarazzo nel vedere il proprio nome associato al personaggio. Ora, assodato che può dormire tranquillo perché la vera notorietà è arrivata solo coi film, quest’ultimo capitolo, con Rambo, non ha nulla a che fare. Il personaggio è diverso, snaturato, persino il quarto capitolo del 2008 manteneva una certa fedeltà ai capitoli precedenti.

Qui vediamo un John in pensione, dedito a far da figura paterna ad una ragazza che viveva lì per caso insieme alla nonna, ad allevare cavalli, e a coltivare l’hobby di costruire macabri tunnel e trappole mortali nel sottosuolo. Ok, quest’ultima cosa è da Rambo, e non fa nulla che faccia tutto ciò senza alcuna minaccia all’orizzonte. Il tormentato ex soldato, che continua a soffrire di PTSD, sa bene che il nemico è sempre in agguato, che viviamo in un mondo di merda, e che gli uomini fanno cose orribili. Dunque, perché non costruire una trappola mortale sotto il proprio ranch, da usare all’occorrenza? E sì, ovviamente gli servirà, dando vita alle classiche e crude scene che abbiamo visto negli anni, il più facile fan service, perché a chi non piace vedere deliranti esplosioni e le più improbabili armi conficcate nei corpi di criminali? Ok, non a molti, forse solo a me, il punto è che non è certo questo ciò che rende quest’opera il peggior film della saga. Tutta la narrazione sembra un’enorme forzatura, nata dal desiderio dell’attore di dare un finale al personaggio. Ma mi sento di dire, in tutta onestà, che poteva risparmiarsi questo sforzo. Il finale del quarto capitolo andava più che bene a chiudere la serie, con buona pace di Morrell. E non è che cambi di molto, a distanza di 11 anni, la situazione del soldato alla fine del film, finale in cui possiamo anche ammirare la cosa peggiore e migliore di tutti i 99 minuti: lui che strappa il cuore dal petto di un uomo vivo (e la cosa più assurda è che sembra vivo anche mentre Rambo tiene in mano il cuore), e un tributo finale a tutti i precedenti capitoli. Lascio a voi immaginare quale è una, e quale l’altra.

In definitiva, amici di Hollywood, moglie e figlie di Stallone, e anche tu Arnold Schwarzenegger, suo vecchio amico, se mai al nostro caro Stallone balenasse in testa l’idea, impeditegli di produrre un nuovo film su Rocky, salviamo almeno quella saga!

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