Mahmood, quella voce soul e il mescolarsi di Urban Pop, melodie arabe e Contemporary R&B di cui la musica italiana aveva proprio bisogno.

Alessandro Mahmoud, oggi noto ai più semplicemente come Mahmood, nasce a Milano, il 12 Settembre 1992, da madre sarda e padre egiziano: l’incontro di due continenti, due culture, che si sono mescolati fino a coesistere insieme, senza alcuna separazione, in un figlio che li porta dentro, nel nome, nei tratti, nella sua musica, come due patrie senza alcuna linea di demarcazione.

Eppure, Mahmood che è incontro e inclusione, confini aperti e non trincerati, quando è scoppiato il suo fenomeno, volendo cercare ad ogni costo il nodo nel giunco, è diventato oggetto di polemiche separatiste e divisorie che l’hanno fatto sentire, per la prima volta nella sua vita, uno straniero nella sua stessa nazione. Perché Mahmood non ha mai avuto problemi di questo genere nella sua vita, neanche da bambino, tra i bambini, o da ragazzino, tra i ragazzini. No, i suoi tratti e il suo cognome ereditati dal padre egiziano sono diventati un “problema” sul palco dell’Ariston, uno dei più noti teatri d’Italia, durante il più importante festival della musica italiana, tra giornalisti e politici. Dall’Italia all’Europa, una cosa che di certo non si dimenticherà di Mahmood, insieme alla sua musica, sono l’educazione, l’umiltà e la grazia sfoggiati da un giovane ragazzo dinanzi a stupide domande, sempre le stesse, trite e ritrite.

Alessandro cresce in un clima famigliare multiculturale. Influenze miste, le sue, anche a livello musicale: ascolta da bambino la musica italiana della mamma e quella araba di suo papà. E proprio verso la musica ha una propensione già in tenera età: prende le sue prime lezioni di canto a 12 anni; uno studio, questo, che verrà poi ampliato e approfondito in seguito, con la fine degli studi scolastici (liceo linguistico), quando si iscrive presso il CPM Music Institute di Milano.

Negli anni, Alessandro prova più volte a spalancare la porta della musica, che però si schiude di poco solamente. Nel 2012 partecipa a X Factor, talent show in cui gareggia per poche settimane. Nel 2015 ci riprova, vincendo il concorso canoro Area Sanremo, guadagnandosi la partecipazione a Sanremo 2016 nella categoria “nuove proposte”, in cui si classifica al quarto posto con il brano Dimentica.

Ma il suo anno fortunato è il 2018. Alessandro è anche un bravissimo autore e mette la sua firma al testo di Nero Bali di Elodie, Michele Bravi e Guè Pequeno e a Hola di Marco Mengoni ft. Tom Walker. A Settembre 2018, pubblica il suo EP Gioventù Bruciata e a Dicembre vince l’edizione di Sanremo Giovani con l’omonimo brano, guadagnandosi la partecipazione a Sanremo 2019 nella categoria “Big”, la cui vittoria, grazie al brano Soldi, lo porta a rappresentare l’Italia all’Eurovision Song Contest. E Alessandro, a Tele Aviv, l’Italia la rappresenta egregiamente, facendoci arrivare secondi.

Il 22 Febbraio 2019, il suo EP Si trasforma, con l’aggiunta di brani inediti, nella sua opera prima: l’album Gioventù Bruciata. Un album, il suo, costruito a pezzi, che riesce comunque ad avere un concept e una coesione eccellenti.

La musica è per lui ormai non solo una passione ma anche un catalizzatore, attraverso cui esorcizza l’assenza di suo padre, ritornato in Egitto dopo essersi separato dalla madre quando aveva cinque anni, le delusioni d’amore, e la sua vita incasinata di giovane ragazzo della periferia a sud di Milano. Da autore dei testi, Alessandro ci regala un “album dei ricordi” le cui strofe sono vere e proprie diapositive della sua vita.

Tracklist di Gioventù Bruciata

1. Soldi

2. Gioventù bruciata

3. Uramaki

4. Il Nilo nel Naviglio

5. Anni 90 (feat. Fabri Fibra)

6. Asia occidente

7. Remo

8. Milano Good Vibes

9. Sabbie mobili

10. Mai figlio unico

11. Soldi (feat. Gué Pequeno)

La famosissima Soldi, brano che l’ha portato al successo, prodotta da Dario Faini (Dardust) e Charlie Charles, ha un bit e un ritmo incalzanti e ipnotici.

E chi si ferma al titolo pensando che la parola “soldi” abbia la solita connotazione materialistica del mondo rap e trap, sbaglia e si preclude l’ascolto di una brano che è invece molto più profondo. Mahmood sdogana la parola dal suo significato prettamente materialistico, dall’uso (o abuso) che se ne fa in questi generi musicali di mera ostentazione, associandola a un motivo di separazione, di guasto, tra affetti famigliari: in questo caso il rapporto tra un padre un figlio.

E ancora del padre parla in Gioventù Bruciata, nel suo bellissimo testo:

“Che ne sanno loro della Sfinge

vista a otto anni con te

ridevi ridevi ma mi hanno detto

che a volte ridere è come fingere”.

La sua scrittura è immediata, senza giri, senza troppa retorica. È Semplice, autentica. E arriva, tocca le corde giuste, smuove qualcosa dentro e ci resta.

Le sue doti scrittorie emergono ancora più prepotentemente in Uramaki, canzone di un addio che Mamhood ci offre così, senza romanzarlo o tentare un’epicizzazione:

“Potevamo amarci in un parcheggio

quando mi hai augurato il peggio

ridammi la poesia, finisco un Uramaki e vado via”.

Quanto è straziante quest’addio consumato davanti a un piatto di sushi? Che quando hai l’abilità di narrare, mica c’è bisogno di chissà quali soverchi.

Il Nilo Nel Naviglio, altra gemma di questo album per testo e musicalità, è forse la mia preferita. Attraverso un mix di R&B, pop e melodie arabe, Milano e Africa si mescolano, si confondono: il Naviglio diventa il Nilo. È semplicemente Alessandro. È semplicemente Mahmood.

“Ma ora dimentichi i miei modi di fare da bambino

quando la notte confondevamo sempre il Naviglio con il Nilo

Sono, ma non mi sento grande

Ti ricordi che sono di settembre”.

In Asia Occidente parla delle differenze di carattere e personalità tra due persone che ne logorano il rapporto. E lo fa, metaforicamente, contrapponendo Asia e Occidente.

“Mi chiamerai sotto casa

Quando tutti dormiranno

Con la voglia di fare lo stesso sbaglio ma

Ora non ti assomiglio più

Mi chiamerai sotto casa

Farò finta di niente

Come sempre, come se

Io fossi l’Asia e tu l’Occidente”.

L’ultima traccia Mai Figlio Unico, prima della bonus track Soldi con Guè Pequeno, è la chiusura di un album il cui concept è coerente dal primo brano all’ultimo. Alessandro sa di essere figlio unico solo per la madre, ma che ha un fratello e una sorella dall’altra parte del mondo, figli solo di suo padre.

“Ho una sorella e un fratello

Dall’altra parte del mondo

Ma io sto bene così

Tanto non ci penso, tanto non ho tempo

Per capire meglio quante cose ho perso”.

Quello di Mahmood è un album profondo, maturo, nonostante la sua giovane età. Maturità forgiata, forse, da una sofferenza che solo la mancanza di un genitore nella vita di un figlio può dare. Una mancanza che lui ha incanalato e sfogato nella sua musica a suon di ricordi. E chissà che proprio la musica non si riveli essere il mezzo attraverso il quale ritrovare e ricostruire un rapporto padre e figlio, che quel “waladi waladi habibi ta’aleena” possa di nuovo uscire dalla bocca di un padre con “aria fiera” per un Alessandro ormai cresciuto e che l’orgoglio di un padre lo merita tutto.

Gioventù Bruciata resta solo il titolo di un album, perché quella di Alessandro, seppur complicata e incasinata, è una gioventù che eccelle per il valore di un ragazzo, per l’impegno, la bravura e il talento di un artista esordiente, la cui opera prima erompe di qualità, sia a livello testuale che sonoro.

Acquista ora Gioventù Bruciata

Intanto è inarrestabile. Dal 24 Ottobre sarà impegnato a esibirsi in giro per l’Europa, sold out le due date di Londra e quelle di Parigi e Berlino e, nel frattempo, continua ad accrescere il suo repertorio musicale con la recente pubblicazione del singolo Barrio (prodotto anche questo da Dardust e Charlie Charles) in cui riconferma tutto il suo stile scrittorio, sonoro, vocale e multietnico. Titolo spagnolo, chitarra flamenco, video musicale girato in Marocco. La canzone parla di un amore di periferia (barrio) ormai consumato. Brano che ci farà un’ottima compagnia questo autunno.

Riconfermo il titolo di apertura e lo avvaloro, l’Italia non aveva bisogno di Mahmood nel solo contesto nazionale, ma anche per esportare la nostra musica all’estero ed è quello che sta facendo. Mahmood è confini aperti. Questo ha tutta l’aria di essere solo l’inizio di una carriera che promette grandi cose.

DATE TOUR:

23 ottobre 2019
LUGANO
FOCE

24 ottobre 2019

ZURICH 
MASCOTTE CLUB – SOLD OUT –

26 ottobre 2019

LONDON
UNDER THE BRIDGE – SOLD OUT –

27 ottobre 2019

LONDON
UNDER THE BRIDGE – SOLD OUT –

28 ottobre 2019

PARIS
CAFÉ DE LA DANSE – SOLD OUT –

29 ottobre 2019

LUXEMBOURG
ROCKHAL

31 ottobre 2019

BRUSSELS 
LA MADELEINE

01 novembre 2019

PARIS 
CAFÉ DE LA DANSE

03 novembre 2019

BERLIN
FRANNZ CLUB – SOLD OUT –

05 novembre 2019

BARCELONA
RAZZMATAZZ

06 novembre 2019

MADRID
TEATRO BARCELÓ – SOLD OUT –

Acquistabili su: https://www.dnaconcerti.com/mahmood/

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out /  Change )

Google photo

You are commenting using your Google account. Log Out /  Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out /  Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out /  Change )

Connecting to %s