Giuliano Macca: l’arte tra l’inchiostro di una penna Bic

Giuliano Macca, giovane artista siciliano, precisamente di Noto, classe 1988. Comincia a dipingere fin da bambino, grazie a suo nonno e alla sua passione per l’arte. Non riesce più a separarsi dall’arte, il foglio e la penna diventano il suo rifugio nel mondo, ed è così che comincia la sua storia. Dalla Sicilia, passando per Roma, dove frequenta l’Accademia di belle arti e incontra il suo mentore Michele Cossyro, che lo sostiene e lo aiuta a maturare il suo stile e lo indirizza verso la strada giusta. Sicilia, Roma e poi Barcellona dove si trasferisce per crescere artisticamente, per vivere esperienze nuove. Perché Giuliano ha bisogno di vivere per poter trovare l’ispirazione, per poter trasformare la vita in arte. Metabolizza tutto ciò con cui viene in contatto, il quotidiano diventa parte integrante di sé, e poi viene fuori, diventa un capolavoro.

E la sua arte è sua e solo sua. È riconoscibile, è lui, è Giuliano. È come il sound di un basso, la voce indimenticabile di Pino Daniele, l’ironia inconfondibile di Troisi. Il suo tratto è un marchio di fabbrica, e non importa il dove, il come o il quando. Se i tuoi occhi si poggiano su una sua opera la riconosci, sai che dietro c’è la sua mano.

Nel dicembre del 2018 espone alla mostra collettiva “miths and legends” promossa dalla galleria romana RVB arts. A seguito del grande successo, la galleria decide di realizzare la mostra “Cuori di Cristallo” interamente dedicata ai suoi dipinti.

L’attenzione è puntata sugli occhi che si moltiplicano e si spandono sui volti. Occhi che rappresentano “l’annullamento umano che stiamo vivendo”. Opere costellate di uomini e donne con numerosi occhi sparsi sul viso. Giuliano spiega con queste parole il suo forte interesse per questi “particolari” soggetti. Occhi che rappresentano il mare del nostro corpo, e lui, da buon siciliano, ama il mare e quello che è in grado di sussurrare alla nostra anima. Occhi magnetici e misteriosi, capaci di avvolgere in un’aura di mistero non solo le tele, ma anche lo spettatore intento a guardarle: arte e spettatore diventano una cosa sola.

E se gli occhi sono il suo “soggetto” preferito, l’olio è il suo elemento, il suo strumento. Su carta o su tela, non fa differenza. L’olio è il mezzo attraverso il quale riesce a rappresentare la complessità dell’animo umano.

Nei suoi ritratti, Giuliano supera la descrizione fisiognomica del volto per focalizzarsi e dare risalto a ciò che si cela nell’anima di ognuno di noi. Attraverso la trasposizione degli sguardi e lo sdoppiamento dell’immagine, ci mostra le varie sfumature dell’anima umana, costituita da diversi elementi che provano a coesistere, spesso conflittualmente. Le sue opere così intime e introspettive sono capaci di metterci a nudo, di farci riflettere sulla solitudine e la fragilità dell’umanità.

Ma Giuliano non si ferma all’arte tradizionale, solamente ai dipinti, ma realizza anche incredibili capolavori con la penna nera Bic. Questi schizzi meravigliosi, che a un occhio disattento potrebbero quasi dare l’idea di uno scarabocchio, raffigurano coppie di amanti intenti a scambiarsi l’amore, o parti anatomiche del corpo umano come cuori o ossa.

Non si ferma alla carta, va oltre e imprigiona la sua arte su qualcosa di insolito, impensato: le banconote. In questo modo unisce la “nobiltà” dell’arte, e la “volgarità” dei soldi. Con questi schizzi le banconote diventano un’opera d’arte vera e propria, trasformandosi, ai nostri occhi, in qualcosa di diverso, unico.

L’arte è inclusiva, non esclusiva. È di tutti, per tutti. Ed è per questo che, Giuliano, l’arte la fa e la condivide, affinché non sia un privilegio, ma un diritto di tutti. Instagram, infatti, è diventato custode inclusivo (non esclusivo) delle sue opere.

Lui è Giuliano Macca, queste sono le sue opere, la sua arte. Ricordatevi di lui, ne sentirete parlare…

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