ANUPTAFOBIA: la paura patologica di non trovare un partner

Sono sicura che molti di voi non conoscano il significato di questa parola o non sappiano che la paura di rimanere single possa essere considerata un vero e proprio disturbo. È così, ed è più grave di ciò che pensiate.

Mi sono imbattuta in questo termine totalmente per caso e, fissata come sono sulle fobie più strambe, mi sono ritrovata a ricercare informazioni su essa, così come un anuptafobico cerca l’amore eterno. E pensare che dopo la fobia del colore arancione credevo di averle sentite tutte!

Nonostante sia un disturbo unisex (lasciatemi passare il termine), l’anuptafobia colpisce maggiormente le donne dopo i trent’anni d’età. Perciò, da donna, non ho potuto far a meno di domandarmi: quanto pesa nella nostra esistenza l’idea di una vita di coppia?

Pensateci, è un qualcosa che ci inculcano già in tenera età. Io stessa da bambina ricordo di aver posseduto moltissime Barbie, ma un solo Ken e l’idea che le mie bambole non avessero tutte un marito mi rattristava tanto da compiere il famoso “taglio”. Sapete, no, quando tagli i capelli ad una Barbie pensando basti a cambiare sesso? Certo, l’assenza di genitali aiutava parecchio!

E poi le fiabe: quello stramaledetto principe azzurro in arrivo su un cavallo bianco e quella roba del vissero per sempre felici e contenti. Sempre che non siate come me, a partire in quarta alla ricerca di Aladdin, Robin Hood e Peter Pan. Mi piacevano i ladri e chi non vuole crescere, se possibile ancora peggio di chi aspettava il biondo in calzamaglia! Eh sì, perché quelli si trovano più facilmente, ma l’epilogo è decisamente più disastroso.

Vedete? L’amore è così radicato in noi che molte volte può diventare una sicurezza, la soluzione a tutti i problemi. E chi è davvero convinto di ciò, ma non è così fortunato da trovare la felicità in tale modo, rischia di sprofondare nelle sabbie mobili dell’anuptafobia.

L’ansia e la scarsa autostima sono solo due dei sintomi che precedono un eccesso di vittimismo. Sì, perché un anuptafobico ha in genere tre fasi:

1. Oddio, devo trovare l’amore!

2. Forse è colpa mia se non trovo l’amore.

3. Perché solo io non trovo l’amore?

Il comportamento di chi possiede questo disturbo è inoltre deleterio per la persona stessa: un anuptafobico tende ad accontentarsi. Si accontenta di una persona che non ama per non restare solo o di una relazione insoddisfacente. Non è felicità, solo infinita tristezza. Eppure, per un anuptafobico, molte volte mostrare una gioia apparente, sfoggiando il partner per le strade come una borsa Chanel, è più importante del vivere una vera storia d’amore.

L’anuptafobia è anche un veleno per la relazione quando sfocia in una tremenda gelosia ossessiva. Ogni persona e situazione diventa un pericolo. La paura di perdere la persona accanto è un chiodo fisso.

Lasciatemi dire che per un anuptafobico l’amore passa in secondo piano, nonostante sia ciò che cerca per tutta la vita!

Per non parlare poi del severo giudizio verso gli altri. Lo so che una signora non dice la sua età, ma in questo caso lo dico che ho ventisei anni e qualche amico (sia uomo che donna) che si avvicina ad avere questa patologia (a volte, persino io credo di averla!). È come se per loro il mondo fosse diviso in due categorie: single e non-single. Come se single fosse sinonimo di tristezza e non-single di felicità. Come se un partner stabilisse un equilibrio, essendo la soluzione anche a malattie, disoccupazione; come fosse anche la cura per la gente a cui piace la pizza con l’ananas.

Non credo di stupirvi dicendovi che non è così e che il primo passo per guarire dall’anuptafobia, dopo aver capito di soffrirne, è imparare che si può stare bene anche da soli.

Se avete tutti questi sintomi, chiedete aiuto; se ne avete solo qualcuno potete cavarvela da soli; se non ne avete nessuno beh, beati voi perché avete capito che la vita non è fatta di persone single e persone non single: è fatta solo di persone.

Il mondo ha solo bisogno di persone felici. (Le petit Prince)

L’amore può dare felicità? Assolutamente , ma solo se autentico. E di sicuro passare da un partner all’altro, come molti anuptafobici fanno, non è sano. È confusionario, stancante e si finisce per non distinguere più le sensazioni.

Accontentarsi di una relazione finta, cercare a tutti i costi di mantenere qualcuno al nostro fianco, soffocarlo con un’inquietante gelosia, è solo segno di insicurezza e di una vita vuota. E l’esistenza non si riempie solo con l’amore, fidatevi.

Il trucco per star bene con un’altra persona è saper prima star bene con se stessi. Amatevi, amate i vostri interessi. Coltivate le vostre passioni e trovate un equilibrio! Un partner non è la base della nostra felicità, solo qualcuno che aumenti la nostra serenità interiore, qualcuno che vogliamo al nostro fianco e che ci voglia al suo.

Perché, cari miei, se proprio dobbiamo avvelenarci il fegato non c’è bisogno di un partner, bastano i super alcolici!

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