Cremisi agli occhi dei giorni di gloria, ecco il tuo nome, ti chiamerai Magmamemoria

A cura di Jessica Martino

Di generazione in generazione, da padre in figlio, da bff a bff… a voi.

La condivisione è sacra, ex aequo et bono, io condivido.

Dunque, Magmamemoria di Levante.

Mi ci sono volute almeno tre letture per capire che il titolo non fosse magNamemoria, ma magMamemoria.

Un neologismo imponente ed evocativo: i ricordi che bruciano come magma, l’Etna, la sua Sicilia, Carmen Consoli; a rafforzarne l’evocazione c’è la copertina rosso fiammante, con lei vestita di rosso a spazzare via ogni dubbio circa l’eruzione di quest’album. E poi quei capelli chilometrici, estensione di ricordi e memoria, il tempo che passa e non li cancella.

Un nuovo inizio discografico per Claudia che pubblica la sua quarta fatica musicale non più per una casa discografica indipendente, Carosello, ma con una major: Warner.

Era un tiepido e mite pomeriggio trascorso, fino a quel momento, senza infamia e senza lode, quando Alessandra (Alle, bff), vessillifera della sua musica, scaraventa addosso all’ignara scrivente tutto Magmamemoria perché: ascoltalo, è bellissimo. E allora via ai picchi d’infamia, e a quelli di lode, per un album che ti cola dentro, come lava rovente, lasciandoti nell’infamia dei ricordi infami, in balia degli smottamenti dell’anima, piegata a raccogliere l’ultimo pezzo della tua emotività esplosa durante l’ascolto, in ogni dove; e lode lei, Levante, (Claudia, Gesù Cristo sei tu) per aver creato un album sofisticato, elegante, profondo, eccellente per produzione e cantautorato.

Tracklist

1 Magmamemoria

2 Andrà tutto bene

3 Bravi tutti voi

4 Regno Animale

5 Reali

6 Questa è l’ultima volta che ti dimentico

7 Se non ti vedo non esisti

8 Il giorno prima del giorno dell’inizio non ha mai avuto fine

9 Saturno

10 Rancore

11 Lo stretto necessario (con Carmen Consoli)

12 Antonio

13 Arcano 13

Scritto quasi interamente da Levante, fatta eccezione per alcuni brani co-firmati con Antonio Di Martino, Colapesce e Dardust, prodotto da Antonio Filippelli, quest’album è, musicalmente, un incontro tra passato e presente: un mix di orchestra ed elettronica.

Cremisi agli occhi dei giorni di gloria Ecco il tuo nome, ti chiamerai Magmamemoria.

La title track: Magmamemoria.

Mille violini suonati dal vento, due corde di chitarra, una canzone a tratti lirica. Un testo che è poesia (similitudini, metafore, paronomasie, iperboli ecc.) che i posteri studieranno a scuola. Come iniziare col botto.

“Non era vero

Tu non muori mai, tu non muori mai

Sei dentro di me

Navighi i mari della memoria

Riporti a galla, il mio petto brucia

Ancora, àncora gettata in fondo a me

[…]

Ho più ricordi che giorni di vita ad aspettarmi

Sei tu il passato che non è mai andato

E mai mi lascerà.”

Questo è il futuro che speravi per te?Credevi fosse più lontano, eh?

In Andrà tutto bene, ritorna la Claudia delle denunce sociali, delle disamine crude e sagaci di questa nostra decadente contemporaneità. Dall’ecologia, allo stato; dal sistema giudiziario all’immigrazione: Levante è inclemente e sferzante. E, come se le parole non fossero abbastanza, c’è anche il suo sorriso truculento, un accento sul quel “non te l’aspettavi, eh?”, nel video ufficiale, a torchiare. Nessun indulto, neanche uno sconto di pena. Siamo colpevoli tutti. Un testo denso di significato, pure nelle pause.

“Con che fiducia avanzo

Un passo dopo l’altro

Se la speranza è appesa a un filo che sembra un cappio.

[…]

Mi chiedo ancora quanti sogni

devo allo Stato

In questo stato.”

Proverò a capire/ provo già a capirti da un po’/ Sè è stato vero quel che è stato/ Se siamo stati mai reali.

Traccia 5, Reali, un pezzo degno di nota. Gli affanni di una corsa, gli occhi brumosi, ostinanti a raggiungere chi scappa. La sua voce, carica di frustrazione, che graffia, in un ritornello che scoppia subitaneo. Scoppia fuori, scoppia dentro.

“E sembra sempre che ti chieda i miracoli

E dell’amore non conosci più i sintomi

[…]

E sembra sempre sia una corsa ad ostacoli

Se ti rincorro e cado senza mai prenderti

E non mi stanco ancora

Voglio di te, voglio il meglio di te.”

Questa è l’ultima volta che ti dimentico e Se non ti vedo non esisti sono anche i titoli di due dei suoi romanzi, perché Levante oltre a fare musica, la giudice di talent, ha anche il tempo di scrivere libri (Claudia, Gesù Cristo sei tu).

Questa è l’ultima volta che ti dimentico è l’onestà di chi conosce a menadito i suoi infingimenti.

“Giuro è l’ultima volta

Mentre incrocio le dita e sto mentendo a me stessa

Questa è l’ultima volta che ti dimentico.”

Il giorno prima del giorno dell’inizio non ha mai avuto fine, carico da cento di questo album, è il mio preferito, e qui lo dico e qui lo nego, che mi pare di fare un torto a tutte le altre. È la fine di una storia, di un amore, solo da una controparte, che la concomitanza, la sincronia, in questi casi non esistono.

“Ma tu mi dici che è tutto vero, che è tutto vero

Che è la fine, ma non del mondo

Non moriremo, non moriremo

Che ci faccio col tuo ricordo?

Mi ci pulisco il culo

Ne farei a meno,

a meno che tu non resti qui.

[…]

Dove te ne vai? Parti per Parigi?

Settecento settantasette chilometri che non farai mai più al ritroso.”

Traccia 9 e traccia 10: Saturno e Rancore, carnefice e vittima, feritore e ferito, gli sbagli fatti e quelli subiti. Due brani a confronto in cui si confrontano i ruoli opposti che si assumono nella vita, quando Caino, quando Abele.

In Saturno, sono gli sbagli, quelli commessi, inflitti.

“Così ti ho ucciso, amore

Ti ho consegnato il tuo dolore

Ed io, mi nutrirò del tuo rancore

E tu rinascerai senza perdonarmi mai

[…]

Quanto ho fatto male a questo amore

È vero, io l’ho ucciso sul serio

Ed ero fuori di me, fuori di me.”

In Rancore, invece, sono gli sbagli subiti.

“Dai, come ti perdoni in fretta se gli errori sono solo tuoi

Mi ricordi che il rancore non è mai servito a niente

E invece è utile saper distinguere l’amore dal rumore

Un cuore da un coglione, milioni di parole.”

Traccia 11, Lo stretto necessario (con Carmen Consoli), il poco che basta per vivere davvero bene. Un brano pregno di Sicilia: l’isola di Claudia, L’isola di Carmen, scritta a sei mani con i cantautori Antonio Di Martino e Colapesce (Lorenzo Urciullo), Siciliani anche loro.

“Le facciate mai finite

Le Madonne chiuse in una teca

Le tende spiegate

Casa mia sembra una nave

Lo stretto necessario

Le vacanze al lido Jolly

Le campagne in fiamme

I primi baci

Gli atti di dolore

I panni stesi ad asciugare al sole.”

L’ultima traccia, la 13: Arcano 13, il tredicesimo arcano che nei tarocchi è la morte. Eppure il significato è più che positivo: simboleggia la rinascita. Una dedica a suo padre, poche parole che fanno fatica ad uscire, accompagnate da quattro accordi di pianoforte. Una traccia intima, dolorosa, lava che cola dalla memoria di Claudia, passa per la sua voce, si posa sull’ascoltare e brucia.

Un cerchio che si chiude che non è simbolo di fine, ma di rinascita.

“Come è stato possibile?

Come è stato possibile

Continuare a vivere

Senza di te?”

Un album, questo di Levante, la cui ricercatezza testuale e sonora non è sinonimo di artificiosità, ma solo di qualità.

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Il lancio di un prodotto musicale così pregiato, il duetto con Carmen Consoli, per lei vista fin da piccola come la regina madre. E poi ancora, il concerto del 23 Novembre, per la prima volta, al forum di Assago: i palchi che si fanno più grandi, gli spazi più ampi per contenere la sua crescita. E forse, a Febbraio 2020, anche il Festival di Sanremo.

Mantenere alta l’asticella, era questo lo scopo di Claudia. Che ci sia riuscita in pieno, arrivati a questo punto dell’articolo, è fatto noto.

Da Alessandra a me, da me a voi. Perché il bello va condiviso.

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