La carestia dell’umano interessante

FONTE IMMAGINE

Scioglimento dei ghiacciai, innalzamento dei mari, proliferazione dei batteri, aumento di malattie mortali. Un bollettino di guerra.

Queste sono le frasi che, sempre più spesso, siamo costretti ad ascoltare al telegiornale. Previsioni catastrofiche sulle sorti del nostro amato pianeta che ci scorrono davanti sotto forma di immagini inquietanti, e che mirano a smuovere le nostre coscienze e a fare da monito alle azioni. Un po’ come le immagini nude e crude che ormai da anni sono piazzate sul packaging delle sigarette.

Ma c’è un’altra crisi mondiale (potenzialmente mortale) di cui nessuno parla: la moria dell’umano interessante. “Potenzialmente mortale”? Mi starete già dando dell’esagerata, ma rifletteteci un po’ su. Nessun umano interessante equivale a congelamento della libido, quindi nessun accoppiamento, e quindi del quindi andiamo incontro a un più che vertiginoso calo demografico.

Crisi più grave di questa? Praticamente stiamo andando incontro all’estinzione, un po’ come la drammatica questione delle api, del miele e della loro moria. Uguale. E io mi chiedo come mai nessuno parla di questo immane problema che ci affligge?Già mi vedo passare al telegiornale una breaking news proprio lì, nel mezzo tra l’ennesima crisi di governo, e l’ultimo libro della De Lellis.

Oltre ai Panda, i Grifoni del Bengala e il Rospo dorato c’è un’altra specie in pericolo critico o probabilmente già estinta in natura: l’uomo. Direi neanche troppo breaking, visto la descrizione per niente succinta, ma vabbè, quisquilie.

E oltre a telegiornali, carta stampata, radio e chi più ne ha più ne metta, le discussioni più varie e disparate andranno ad animarsi nei salotti italiani, ed ecco, la cara D’Urso che “con il cuore” in mano e lacrime agli occhi ci illustra le peripezie dell’uomo in pericolo.

E non l’uomo inteso come mero esemplare di bipede. Due gambe, due braccia, occhi, naso, bocca e via discorrendo, di quelli, purtroppo, ne è pieno il mondo. Io parlo di uomo inteso come essere pensante, dotato di quel minimo di intelletto che lo rende in grado di intavolare una conversazione che vada oltre la palestra, il pranzo fatto di riso e pollo, i personaggi del grande fratello, chi ha cornificato chi, in questo o quel programma televisivo, follower, non follower e balle varie.

Lo so, sono consapevole del fatto che sto parlando per stereotipi, e sono più che consapevole del fatto che chi ha tra i propri argomenti di conversazione uno stile di vita sano, fatto di attività fisica e una corretta alimentazione, o la conoscenza di questo o quel programma televisivo, non è detto che sia una persona priva di spessore o di contenuti, anzi.

Però, eh già, purtroppo c’è un però, quando gli argomenti di conversazione non sfumano oltre ciò che ruota intorno al proprio aspetto fisico, al “quanto sono bello, quanto sono figo”, cosa mangio, dove e quando, e magari queste conversazioni vengono fatte a tu per tu in un primo appuntamento davanti a un calice di vino, ma con lo schermo del telefono a illuminare perennemente l’ego di chi ci sta di fronte (altro che lume di candela), direi che sono ufficialmente autorizzata a parlare di conclamata crisi di umani interessanti.

Ahimè, sigh, slurp e andrei giù di suoni onomatopeici come se non ci fosse un domani solo per darvi l’idea di quanto, questa carestia, sia difficile da digerire. Perché a ognuna di voi (purtroppo) sarà capitato, almeno una volta, di imbattervi in qualche esemplare d’uomo dotato di smartphone come appendice del suo braccio. E diciamocela tutta, uscire con un uomo, magari al primo appuntamento, piene di aspettative e con la voglia matta di rimanere piacevolmente sorpresi, e di ritornare a casa cariche di meraviglie, per poi ritrovarci con uno che, piuttosto che guardarci negli occhi, pensa a fare la cronistoria di tutto quello che di solido o di liquido gli passa per bocca non è la migliore delle cose. Anzi, direi che ti fa cadere le braccia, e ti fa perdere la fiducia nel prossimo (uomo).

Per carità, non sono tutti così, sono consapevole del fatto che “di tutta l’erba un fascio” è sempre più attuale, si sa, i detti antichi non sbagliano mai. Però, la maggioranza di ciò che ci circonda, è catalogabile in “per niente interessante”, ed è per questo che, quel pugno di mosche a cui si riduce l’interessante andrebbe protetto. Dovrebbero creare un’associazione a salvaguardia, più una specie di congrega, o meglio una setta. Sì, una di quelle sette da thriller psicologico americano, dove ti reclutano per un lavoro da babysitter ma in realtà ti ritrovi rinchiusa in una sorta di kibbutz in cui le uniche regole equalitarie che vanno rigidamente rispettate sono quelle che potrebbero essere state scritte da uno qualunque dei tanti Christian Grey che se ne stanno appollaiati sugli scaffali delle librerie.

Eh sì, perché nel caso in cui ci fosse qualcuno che dovesse avere la malsana idea di creare un’associazione del genere, e quindi nel caso in cui ci fosse qualcuno in grado di trovare esseri umani di sesso maschile dotati di un minimo di intelletto, senso critico, umorismo misto a un po’ di autoironia, savoir faire, e magari anche un po’ di sex appeal (lo so penserete io stia esagerando, ma se proprio si deve tutelare la specie, tuteliamo come si deve! Proteggiamo il Pinguino Imperatore mica la mosca tse tse!) come minimo dovrebbero essere rinchiusi da qualche parte e usati al solo scopo riproduttivo.

Un qualcosa sulla scia di Kubrick in Eyes wide shut per intenderci. Sì, avete capito bene, riproduzione mirata, cure ormonali, screening invasivi, e tutta quella roba lì, così almeno le future generazioni non dovranno passare la vita a barcamenarsi tra infimi soggetti definiti uomini solo perché dotati di attributi maschili.

Le donne del domani non dovranno più allenarsi a schivare mele marce come se stessero facendo una corsa a ostacoli su un marciapiede pieno di bisogni canini. Saranno libere di passeggiare, magari guardando le vetrine, senza stare col mitra puntato, tipo cecchini, cercando di eliminare la minaccia di una nuova (l’ennesima) esperienza (pseudo amorosa) distruttiva.

In questo mondo fatto di apparire più che di essere, di vita vissuta attraverso uno schermo, di pietanze mangiate, digerite e poi defecate in diretta, di musi a papera, di deretani fatti passare per paesaggi, di poesie scritte da chi molto probabilmente si starà rivoltando nella tomba, dedicate a tette in bella mostra o a pose che ti farebbero dire “kamasutra chi?”

In questo mondo fatto di superficie, di cose visibili al primo sguardo, dove la profondità è un concetto mitologico alla stregua di unicorni, chimere e fate dei boschi.

In questo mondo risulta davvero difficile, a tratti impossibile, imbattersi in persone interessanti.

E non parlo solo di papabile controparte genetica per futura prole, non è solo questione di ovaie che fanno tic-tac e ci invitano alla riproduzione, parlo in generale, di persone con cui scambiare due chiacchiere. Due chiacchiere occhi negli occhi però, e non parole smozzicate tra un post su Facebook e una storia su Instagram.

Perché le storie, quelle belle, quelle che avevano il sapore di qualcosa di buono, sono quelle di quando io ero ragazzina, quando gli anni 90 sfilavano via veloce e farsi “una storia” significava scambiarsi primi baci al sapore di Big Bubble sotto il porticato della scuola. Quelle sì che erano storie, storie capaci di smuoverti qualcosa dentro, che ancora oggi, a distanza di decenni (ahimè) sono capaci di risvegliare ricordi che immediatamente ti si impigliano sulla faccia e ti lasciano uno di quei sorrisi nostalgici che non se ne andranno mai.

Beati quelli che si sono innamorati negli anni 90, quando di social(e) c’erano solo gli assistenti. Beate quelle donne che gli unici profili che dovevano seguire erano i loro, riflessi in uno specchio, mentre fantasticavano su quel primo appuntamento appena accettato, provando l’abito giusto per la serata.

Beate loro, donne ignare.

Beate loro che non conosceranno mai il sapore disgustoso di un messaggio appena arrivato su una chat in cui ti chiedono se ti piace…

No, vabbè, questa è un’altra storia, le avventure di una trentenne su una chat di incontri arriveranno poi.

Al prossimo articolo, mica posso sparare tutte le cartucce adesso…

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