Filofobia: il vero nome del mal d’amore

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A cura di Marianna Pizzipaolo

Le paure si moltiplicano, si espandono all’infinito. Probabilmente esiste una “paura” per qualunque cosa, basta aggiungere “fobia” ed ecco che ci troviamo di fronte all’ennesima patologia da studiare.

Ariafobia, sono certa che, prima o poi, finiremo per avere paura perfino di respirare, o forse questa fobia esiste già? Non ne ho idea, ma sicuramente santo Google avrà la risposta.

Con il passare dei decenni c’è stato il moltiplicarsi delle paure, o forse, delle fragilità dell’animo umano.  La paura è un sentimento che è sempre appartenuto all’uomo. E menomale! È un’emozione sana, ci tiene ancorati alla realtà, ci mantiene vigili nelle situazioni di pericolo, o presunto tale. È un’emozione sana se rimane sul confine, se ci tiene in equilibrio e non ci fa cadere. 

Ma, se invece di darci la giusta scarica di adrenalina, ci dà un bel calcio nel sedere e ci scaraventa giù per un dirupo, perde la sua funzionalità, si trasforma in patologia. Trasforma noi in vittime di noi stessi, delle nostre paure.

Era tutto diverso una volta, quei bei tempi andati di cui tutti parlano, e che la maggior parte di noi non hanno mai vissuto, quelli sì che dovevano essere bei tempi in cui vivere. Quelli in cui si aveva paura delle cose gravi, delle guerre, della fame, del futuro che non c’è. Mi prenderete per pazza, penserete che questo mio tono nostalgico sia esagerato, magari costruito sule mie parole, sulla funzionalità di questo articolo. In effetti, non si dovrebbe associare la malinconia a determinati argomenti, specialmente se contrapposta a paure “banali”. 

La malinconia ci sta, ed è ben calibrata anche perché se ci guardiamo intorno, se riflettiamo per più di qualche minuto sui tempi in cui viviamo, ci renderemo conto che le paure che ci affliggono non si sono sostituite a quelle del passato, ma si sono sommate a quelle, purtroppo.

Perché noi, come le generazioni passate viviamo ancora nella paura dei conflitti di cui sentiamo l’eco espandersi a macchia d’olio intorno a noi. Avvertiamo la paura della fame, del futuro, e in più dobbiamo fare i conti con tutte le mancanze che il cosiddetto “benessere” ha portato e che, invece di arricchirci, ci hanno impoverito, impaurito. Abbiamo paura di tutto e di niente, di essere amati, di non esserlo, di vivere, morire, di essere felici. Abbiamo paura della paura, siamo affetti dal male di vivere.

Quello di cui voglio parlarvi in questo articolo è la filofobia. Cosa cavolo è la filofobia, vi starete chiedendo, e no, non volevo scrivere filosofia. 

La filofobia è definita come la paura persistente, anormale e ingiustificata di innamorarsi o di amare una persona. Il soggetto filofobico prova attacchi di depressione perché ha paura che in futuro possa essere ferito dall’altro soggetto verso il quale prova amore, ed è di solito dovuta ad una mancanza d’affetto in età infantile che è poi risultato sopravvalutato dal soggetto in questione. La paura che ciò possa riaccadere si sviluppa contemporaneamente con il filofobico. Questo gli provoca un disturbo mentale ogni qualvolta un’altra persona prova a mettersi in relazione con lui, una sorta di “autodifesa” attivata dall’organismo che associa all’amore la sofferenza. Una sorta di riflesso pavloviano, appena la campanella dell’amore si fa sentire, il filofobico comincia immediatamente a soffrire, per partito preso. Perché (secondo il filofobico) l’amore non è amore se non fa male. In sostanza, la filofobia è la paura di ritrovarsi davanti (l’ennesimo) caso umano pronto a turbare l’equilibrio (precario) che a fatica abbiamo conquistato per trovare un modo (sano o apparentemente tale) di barcamenarci in questa vita.

Probabilmente molti di voi avranno passato buona parte dell’articolo a fare su e giù con la testa come un pupazzo a molla poggiato sul cruscotto di un auto che viaggia su un percorso sterrato, bene, avete appena scoperto di essere filofobici! So che non è la migliore delle consapevolezze, so che l’amore fa paura, lo so io, lo sapete voi, è un’eredità che ci portiamo dietro fin dall’alba dei tempi. Però è una fobia con cui imparare a convivere, e poi siete in ottima compagnia, praticamente ne soffriamo tutti!

L’unica nota positiva, in questa canzone stonata che è la paura del mal d’amore è che, la filofobia è una fobia che racchiude in sé problema e soluzione, perché proprio come dice Cesare Pavese:

La paura di innamorarsi non è forse già un po’ d’amore?

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