The Irishman, film capolavoro o soporifero?

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Sabato 30 novembre. Sono le 7 del mattino ed io sono su un Flixbus che in poco meno di 5 ore mi porterà a Napoli. Scelgo un posto strategico, quello subito dietro l’uscita centrale, nella speranza sia più spazioso degli altri, ma il mio piano fallisce miseramente, arenandosi contro l’estintore piazzato proprio sotto il mio sedile, ed il mio vicino dalla stazza smisurata. 5 lunghissime ore, ed in barba alla raccomandazione di Martin Scorsese di non guardare il suo film dal cellulare, decido che è arrivato il momento di vedere The Irishman.

Scomodo come non mai, comincio le mie 3 ore e mezza di film, 18 bobine, forse troppe, ad un ritmo fin troppo lento che ti porta a pensare ne sarebbero bastate anche solo 2 per raccontare la stessa storia. Ciononostante, The Irishman è davvero un’opera riuscita.

Il film è la trasposizione cinematografica del libro di Charles BrandtL’Irlandese – ho ucciso Jimmy Hoffa”, e ciò che più confonde e stravolge lo spettatore di tutta la narrazione, è realizzare che i fatti narrati non sono reali, ma ipotesi romanzate, supposizioni verosimili. Insomma, come realizzare un film sul terrapiattismo o le scie chimiche, e renderlo un capolavoro. Chiaramente sono tanti gli elementi e fatti reali, a cominciare dai personaggi della malavita, la famiglia Bufalino in primis, e il famoso sindacalista Jimmy Hoffa, magistralmente reso da Al Pacino. Un personaggio di cui s’è detto anche che fosse, ai suoi tempi, il secondo uomo più influente d’America dopo il presidente Kennedy, e che è misteriosamente scomparso nel 1975, e dichiarato morto 7 anni dopo, senza che mai fosse ritrovato il cadavere (se escludiamo il ritrovamento in un parco di Buffalo ad opera di Bruce Nolan in una settimana da Dio).

Le perfette interpretazioni rese dai tre principali protagonisti di questo film, Robert De Niro l’Irlandese, Joe Pesci Russell Bufalino, e Al Pacino Jimmy Hoffa, riescono a tenerti attaccato allo schermo della tv, o, nel mio caso, del mio Honor, dall’inizio alla fine. Non è un film di cronaca, né storico, è un po’ thriller, ma anche un gangster movie, un road trip movie e un film politico. Traspare in ogni sequenza l’intenzione di Scorsese di enfatizzare fino all’eccesso l’umanità di personaggi freddi, cinici e spietati, e la freddezza e il cinismo di personaggi molto umani, come lo stesso Irlandese Frank Sheeran, uno che vive costantemente il disagio di dover scegliere tra fare la cosa giusta e la cosa più conveniente, finendo per scegliere sempre quest’ultima, per sopravvivere in un mondo pericoloso, prosperando, guadagnando rispetto e potere, ma perdendo l’amore della figlia. De Niro è un gangster, un sindacalista, un camionista ed un padre, ma soprattutto un uomo come tanti, che solo una serie di circostanze fortuite lo hanno portato ad essere il braccio destro di un potente boss italo-americano, e ad essere l’uomo che ha ucciso Jimmy Hoffa.

Non mi sorprende molto che The Irishman abbia sollevato discussioni, tra chi lo reputa un capolavoro e chi un potente sonnifero. E mi sorprende anche meno che tale sterile discussione sia nata dopo la release su Netflix, nonostante la pellicola fosse già stata anche al cinema, seppur per un periodo ridotto.

Sembra scontato, saccente e antipatico dirlo, ma non è un film da tutti, non è un film “netflixabile”, non alla portata di un pubblico assuefatto ai 45/50 minuti di una serie tv su mondi paralleli o improbabili rapine spagnole.

Eppure chi vi parla, l’ultima volta che ha visto un film tanto lungo, era al cinema per Avengers Endgame (possa Scorsese aver pietà della mia anima nerd), ma non si può non apprezzare questo film. O lo apprezzi, o non lo capisci, e non sarà il capolavoro meglio riuscito del regista dal sangue siciliano, ma è quanto basta per meritarsi qualche statuetta ai prossimi Oscar.

Ed ora, cari lettori di Oui Magazine, scusate se non mi scervello troppo ad escogitare un modo carino ed originale per chiudere quest’articolo, ripensare all’easter egg di Hoffa di Bruce Almighty, mi ha fatto venire voglia di rivedere Jim Carrey giocare a fare Dio, e quindi vado.

La vita è un biscotto ma se piove si scioglie.

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