Come Tatiane Freitas ha personalizzato la sua arte partendo dalla tecnica giapponese del Kintsugi

A cura di Jessica Martino

La cultura giapponese è intrisa di riti, cerimonie e tradizioni. Tanto formale, rigida, ordinata e scandita da precise regole, basti pensare che ci si può riferire ad un altro chiamandolo semplicemente col proprio nome (retto da un suffisso) solo se si è in profonda intimità, confidenza e conoscenza, quindi, al di fuori dal contesto famigliare, via di cognomi + suffissi onorifici (per il collega San, l’amico Kun, l’anziano Senpai, etc etc etc etc); un retaggio culturale, questo, legato al feudalesimo e all’importanza dei cognomi e delle gerarchie.

Ora, al solo pensiero di dover chiamare mio fratello Pasquale-Chan e non Pasqua’, a me viene l’orticaria. Se penso a tutto il resto, disciplina, regole, cerimonie, formalità, io, in Giappone, son sicura, tempo tre giorni e verrei imballata, portata alla dogana e rispedita in Italia con divieto di reingresso. O li anticiperei io, il secondo giorno, togliendogli pure il fastidio di incellophanarmi.

A parte gli scherzi. Che tu sia un amante del giappone da sfiorare l’integralismo nipponico, o meno, è indubbio il fascino dei modi e costumi di questa cultura millenaria, ricca di pratiche, tradizioni e filosofia.

Una delle più belle e conosciute è quella del Kintsugi che, ancora prima di essere una pratica tecnica, è una filosofia: riparare ciò che si è rotto, senza nascondere le crepe, bensì enfatizzandole, perché una ferita non è una vergogna, ma un valore in più. Quindi quel che si è rotto non si butta, né si nasconde, si ripara e si impreziosisce. Kintsugi significa “riparare con l’oro”, infatti la pratica originale prevede l’utilizzo di oro o di argento per riparare i vasellami, dando vita a degli oggetti con ferite dorate in bella vista.

Tatiane Freitas, designer Brasiliana, partendo dal pensiero filosofico del Kintsugi, legato alla “rottura” e alla “riparazione”, ha affinato una sua tecnica che si discosta da quella giapponese per l’uso dei materiali: non vasellami e oro, ma legno e plexiglass.

Il suo lavoro più importante è “New old chair”, una serie di pezzi d’arte creati partendo da una vecchia sedia rotta di legno, i cui pezzi mancanti sono ricostruiti in plexiglass.

My old new chair

Il risultato ottico è singolare. Il contrasto di questi due materiali simboleggianti l’eterno duello tra passato e presente, vecchio e nuovo, insieme amalgamati, si valorizzano a vicenda, dando vita a originali pezzi di design minimalisti ed eleganti, dove antico e contemporaneo trovano un equilibrio sublime. Una ricerca artistica, quella di Tatiane, volta a creare qualcosa che duri nel tempo e conservi la memoria del passato portandola nel futuro.

Data la sua influenza e il suo impatto nell’arte contemporanea, un suo pezzo è stato esposto durante la mostra di Guy Hepner a New York.

Self-portrait

Dear bed

Website: https://www.tatianefreitas.com/

Instagram: https://instagram.com/tatianefreitastudio?igshid=1a88gyxs6kfzz

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