Joël Dicker, lo scrittore svizzero che ha incantato gli amanti del thriller

Joël Dicker, trentaquattro anni e il talento di tenere i lettori incollati alle numerose pagine dei suoi thriller. Con “La verità sul caso Harry Quebert” raggiunge il milione di copie vendute, ma “non sono uno scrittore di successo” raccontò allora “perché per il momento ho avuto un solo successo“. Inutile dire che non è più così.

Joël nasce a Ginevra nel 1985, da una bibliotecaria e un insegnante di francese. Trascorre la vita tra la sua città natale e Parigi, dove prende lezioni di recitazione alla Drama School in Cours Florent. Si laurea in legge nel 2010 all’università di Ginevra.

Nel 2005 pubblica un racconto breve dal titolo “La Tigre“, 70 pagine di storia che racchiudono lo stile di Joël, seppur non ancora conosciuto a livello mondiale; un prologo di ciò che diventerà negli anni a venire.

arton149805-d2f31

La Tigre è ambientato in Russia, sotto il potere degli Zar, dove intere mandrie di bestiame e numerose famiglie vengono sterminate in maniera atroce per mano di una tigre. Testimoni del misfatto, due monaci che, a dorso di muli, si trovano faccia a faccia con la bestia, circondati da un cumulo di cadaveri. Sorprendentemente però, ella li risparmia. Lo Zar Nicola II decide allora di mettere una taglia: chiunque gli avesse portato il cadavere della feroce bestia, avrebbe ricevuto l’equivalente in peso di essa in monete d’oro. Si scatena così una vera e propria caccia, dove il giovane Ivan Levovic trova riscatto da una vita di miseria e priva di speranza.

Il primo vero romanzo di Joël è intitolato “Gli ultimi giorni dei nostri padri”. Seppur ne avesse terminato la stesura nel 2009, non trovò alcun editore disposto a pubblicarlo. Nel 2010, però, lo stesso manoscritto vince l’ambito Prix Genevois des Ecrivains, premio assegnato ogni quattro anni, riservato esclusivamente a opere inedite. Ma la fortuna non è ancora del tutto dalla parte di Dicker: Vladimir Dimitrijević, titolare della casa editrice L’Âge d’Homme lo contatta con l’dea iniziale di lanciare il libro in Svizzera, per poi accorgersi che il tema avrebbe potuto affascinare anche il popolo francese e posticipando l’uscita al 2010; tuttavia Dimitrijević muore nel mese di giugno e con egli il progetto.

Sarà finalmente nel 2011 che il romanzo vedrà la luce.

s-l640Gli ultimi giorni del nostri padri narra le gesta di una sezione segreta, la SOE, che Churchill creò dopo la disfatta di Dunkerque, per infiltrare agenti inglesi nella resistenza francese e sabotare l’avanzata tedesca dall’interno. Protagonista del racconto, il giovane Pal che con i suoi compagni, tra cui la coraggiosa Laura, attraverserà la guerra e le linee nemiche, restando ancorato col cuore a suo padre per tutta la storia. Il romanzo segue tutti i personaggi, talvolta da soli, talvolta a collaborare insieme, raccontando le atrocità della guerra e la profondità dell’animo umano, costretto ad essere coraggioso quando non ha altra scelta.

Ma il successo mondiale arriva nel 2012 quando viene pubblicato “La verità sul caso Harry Quebert”, romanzo che verrà tradotto in ben 33 lingue, premiato con il Grand Prix du roman de l’Académie française nel 2012 e da cui è stata tratta una serie tv di 10 puntate, con protagonista Patrick Dempsey nel ruolo di Harry.

Unknown

81L6QnInfCL

La verità sul caso Harry Quebert è un thriller, ambientato nel New Hampshire, nella cittadina di Aurora. Marcus Goldman, alle prese col blocco dello scrittore, dopo l’uscita del suo primo romanzo e con l’obbligo contrattuale di scriverne un altro in un determinato lasso di tempo, si rivolge al suo vecchio insegnante universitario, Harry Quebert, per un aiuto. Trasferitosi dal suo ormai amico, più che professore, scopre un segreto: prima di pubblicare il suo grande successo “Le origini del male“, Harry ebbe una storia con una quindicenne, Nola, successivamente scomparsa. È quando Marcus torna a New York, senza progressi riguardo al suo romanzo, che Nola torna nella vita di entrambi: il suo cadavere viene rinvenuto proprio nel giardino di Harry Quebert, con la copia originale di “Le origini del male” e una dedica scritta a mano per lei. Accusato di omicidio, Harry finisce in prigione, e Marcus, aiutato dal burbero sergente Gahalowood, cerca di scoprire la verità.

La storia è narrata quasi interamente dal punto di vista di Marcus, con vari flashback risalenti al 1975, anno della scomparsa della ragazza. Ma, piccola particolarità, ogni capitolo racchiude preziosi consigli di Harry per Marcus, una sorta di guida per aspiranti scrittori.

“Se non hai il coraggio di correre sotto la pioggia, non avrai il coraggio di scrivere un libro.”

“È un altro dei tuoi consigli?”

“Sì, e questo vale per tutti i personaggi che vivono in te: l’uomo, il pugile e lo scrittore. Se hai dubbi su ciò che stai facendo, mettiti a correre. Corri a perdifiato, senza mai fermarti. Sentirai nascere in te la voglia di vincere.”

Marcus Goldman diventa parte di Joël, tanto da dedicargli un secondo romanzo, “Il libro dei Baltimore”. Stesso protagonista, diversa storia, leggibile singolarmente, anche senza aver gustato il precedente.

Il libro dei Baltimore è la storia di due famiglie: i Goldman di Baltimore e i Goldman di Montclair, ramo di cui fa parte Marcus. Mentre la famiglia di UnknownMontclair è una normale famiglia di ceto medio, quelli di Baltimore vivono in una splendida casa nel quartiere di Oak Park. Ad essi Marcus ha sempre guardato con grande ammirazione, quando lui e i suoi cugini, Hillel e Woody, amavano di uno stesso e intenso amore Alexandra. Otto anni dopo una misteriosa tragedia, di cui Marcus ci parla soltanto nel finale, egli decide di raccontare la storia dei Goldman di Baltimore, delle vacanze estive, della sua amicizia con i cugini e di Alexandra. Ma c’è qualcosa, nella ricostruzione dei fatti, che gli sfugge; qualcosa nascosta sotto la superficie dorata dei Goldman di Baltimore, fino alla tragedia. È da quel maledetto giorno che Marcus si domanda “cos’è davvero successo?”, ma soprattutto “qual era il loro inconfessabile segreto?”

“Woody, perché mi proteggi?”

“Io non ti proteggo. mi fa piacere stare con te, tutto qua.”

“Io invece penso che tu mi protegga.”

“Da cosa? Sono mingherlino, fragile.”

“Mi proteggi dallo stare solo.”

Con “Il libro dei Baltimore”, Joël abbandona Marcus Goldman e torna nel 2018 con “La scomparsa di Stephanie Mailer”.

Unknown

La storia ruota attorno alla vicenda del 30 luglio del ’94, quando Orphea si prepara a inaugurare la prima edizione del festival teatrale e il sindaco viene ucciso in casa assieme a sua moglie e suo figlio. Nei pressi dell’abitazione, viene ritrovato anche il cadavere di Meghan, uscita di casa per fare jogging. Jesse Rosemberg, capitano di polizia a una settimana dalla pensione, che all’epoca dei fatti aveva risolto il caso, assieme al collega Derek Scott, viene avvicinato da Stephanie Mailer, una giornalista che gli confessa che il caso del ’94 non è risolto e che la persona sbagliata è stata condannata per gli omicidi commessi. Ma la donna non ha tempo per provare alcunché, perché pochi giorni dopo viene annunciata la sua prematura scomparsa. Cos’è successo a Stephanie? E davvero il colpevole degli atroci omicidi è ancora a piede libero? Così Jesse, Derek e una nuova collega, Anna Kanner, si immergono nuovamente nei fantasmi del passato di Orphea.

Il 7 gennaio 2020, Joël, tramite il suo profilo instagram annuncia la data del suo nuovo romanzo: il 25/03/2020 e il 27 gennaio ci svela anche il titolo:

Joel-Dicker-sort-L-Enigme-de-la-chambre-622-quelle-est-l-histoire-de-son-nouveau-roman

La scrittura di Joël Dicker è puro fascino. Romanticismo, pathos e la voglia di terminare il romanzo per scoprire il finale, ma allo stesso tempo il desiderio di non abbandonarlo mai. Il lavoro di questo splendido scrittore si può riassumere nelle sue stesse parole, arrivate a noi tramite quelle di Harry Quebert:

Un buon libro, Marcus, non si valuta solo per le sue ultime parole, bensì sull’effetto cumulativo di tutte le parole che le hanno precedute. All’incirca mezzo secondo dopo aver finito il tuo libro, dopo averne letto l’ultima parola, il lettore deve sentirsi pervaso da un’emozione potente; per un istante deve pensare soltanto a tutte le parole che ha appena letto, riguardare la copertina e sorridere con una punta di tristezza, perché sente che quei personaggi gli mancheranno. Un bel libro, Marcus, è un libro che dispiace aver finito.

Ricordo alla perfezione ogni copertina dei romanzi di Joèl Dicker perché le ho guardate per parecchi minuti, dopo aver richiuso le pagine. Ho finito La verità sul caso Harry Quebert in spiaggia, Il libro del Baltimore sul divano di casa, gli altri tutti in treno. Mi sono fermata un istante, non potevo credere di averli terminati. Ho sentito mia la storia Harry e Nola. Ho sentito dentro una lama, dopo aver scoperto la tragedia dei Baltimore. Ho pianto con Pal e i suoi amici. Ho tifato per la verità, cercando sempre di scoprirla prima del finale e vi dirò, non ce l’ho mai fatta, perché Joël è sorprendente.

I libri di Joël Dicker sono romanzi che dispiace aver finito. 

Non ci resta che attendere L’enigma della stanza 622 che, sono sicura, non ci deluderà.

1 Comment

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out /  Change )

Google photo

You are commenting using your Google account. Log Out /  Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out /  Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out /  Change )

Connecting to %s