Una semplice questione di senso civico e umano di cui pochi sono privi, è un fatto che indigna, ma la solidarietà, l’amore e la bellezza inviataci da tanti, riempie i cuori di splendore

A cura di Jessica Martino

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Del poco brutto, parlerò poco, perché degne di risonanza sono le notizie belle. Ma è doveroso raccontare i fatti per quel che sono, per la loro verità, seppur spiacevoli.

Cercherò di soffocarla, ma non assicuro che, almeno qualche nota di indignazione, non trapeli in queste parole.

La cara Germania, nostra vicina, sorella Europea, in piena emergenza Coronavirus in Italia limita, pone restrizioni alla società 3M per quanto riguarda l’esportazione di mascherine filtranti, camici chirurgici, occhiali di protezione e respiratori, in Italia.

Dopo la bella figura di emme, e l’intervento della Commissione Europea con conseguente minaccia di lanciare una procedura di infrazione nei confronti di Berlino, causa blocco dell’export di dispositivi chirurgici, la Germania ha fatto sapere di voler inviare all’Italia un milione di mascherine.

Una bella parata di… Ci.

(Piccola nota: il paziente 0 sarebbe, presumibilmente, tedesco.)

La nota si ferma qui, perché la caccia all’untore è un argomento che mi disturba.

Comunque, Angelina, nonostante tutto, a Ischia sarai sempre la benvenuta per farti le tue belle vacanzette. Senza nessun rancore.

Bulgaria, Polonia e Repubblica Ceca, altre tre care sorelle, sono state minacciate anche loro di procedura di infrazione per lo stesso motivo. Volevo dire grazie, in particolare, alla Bulgaria e alla Polonia, le cui popolazioni accogliamo e diamo lavoro da ormai più di un decennio, qui in Italia.

Dalla cara Inghilterra, non più sorella comunitaria (per sua scelta), ma sempre sorella umana, arriva una triste e decadente battuta (per lui e la sua persona, ovviamente, come essere umano e come medico) da parte di Christian Jessen: “Il coronavirus? Una scusa degli italiani per prolungare la loro siesta”.

Ora, definirlo medico, a me pare un’offesa a tutti i medici, eroi in camice bianco, e a tutti gli operatori sanitari che salvano o almeno provano a salvare vite da prima del Covid-19 e ancora di più ora, durante questa emergenza sanitaria, in cui anche in preda alla disperazione, non si fermano mai.

Davanti a un’affermazione del genere da lui stesso definita “un po’ razzista”, ci si potrebbe indignare. Ma no, miei cari. Le cose, le parole e le persone si pesano e, in base al peso che hanno, tanto è anche il loro valore. E qui il valore è pari a 0, di conseguenza, la nostra indignazione deve essere pari a 0.

Io mi auguro che del picco di cui si parla e che presto arriverà in Inghilterra, non arrivi mai. Mi auguro che le statistiche che parlano di un contagio del 60% della popolazione, restino solo statistiche.

Ma suggerirei a tale soggetto Christian Jessen a invitare l’intera comunità inglese di fare la “siesta” come gli Italiani, visto che ha molto spazio in tv e può lanciare messaggi a milioni di persone invece di sparar… ci.

Perché la quarantena non ce la siamo inventata noi dalla mattina alla sera per fare la siesta, ma un solo italiano, Carlo Urbani, un supereroe in camice bianco, prima persona a identificare e classificare la SARS nel 2002.

Quando davanti a lui si presentò un paziente colpito da una polmonite atipica, capì subito che si trattava di qualcosa di nuovo, che non conoscevano. Cosa fece Carlo Urbani? Lanciò subito l’allarme al governo, riuscendo a convincerli ad adottare come misura di sicurezza la QUARANTENA.

Lo stesso medico ne fu colpito e morì a causa della SARS. Durante la sua quarantena non smise mai di aiutare i medici e i ricercatori, permettendogli anche di prelevare campioni dei suoi polmoni per analizzarli. Morì dopo 19 giorni di quarantena. Il Vietnam, paese dove lui lavorava, fu il primo del sud est asiatico a dichiarare che la SARS era stata debellata.

Il metodo da lui realizzato ossia quello della QUARANTENA, è ancora oggi il protocollo internazionale per fronteggiare questo tipo di epidemie.

Ovunque tu sia ora, Grazie Carlo.

Ma passiamo a quelle belle, a quelle umane, civiche, empatiche, solidali e di speranza, come quelle di Carlo Urbani.

I medici dell’ospedale Pascale in collaborazione con il Cutugno, ospedali napoletani, insieme a un team di medici cinesi, hanno sperimentato sui pazienti contagiati dal Covid-19, in condizione molto critiche, il tocilizumab, farmaco utilizzato per la cura dell’artrite reumatoide.

Questo farmaco in 24 ore ha agito e portato miglioramenti ai pazienti.

Lo Spallanzani di Roma, il Sacco di Milano e l’ospedale di Bergamo adotteranno lo stesso protocollo degli ospedali di Napoli, con la speranza che la somministrazione di questo farmaco continui a rivelarsi efficace, a portare miglioramenti e a guarire.

E visto che sono molto positiva, io, di speranza, ne ho anche un’altra: che la questione meridionale, questo divario tra Nord e Sud cessi finalmente di esistere nel 2020. Che questa emergenza sanitaria non lasci solo brutti ricordi, ma l’unificazione del nostro paese che ora è sì avvenuta a livello chirurgico, ma l’augurio e la speranza è che permanga sempre, tra di noi, umani, cittadini della stessa Nazione. Che si installi in noi, popolo tutto, il senso di amore, fratellanza, solidarietà e di PATRIA che mai abbiamo avuto veramente.

E a me, un’Italia in cui non esistono più terroni e polentoni, un nord che non invochi più l’eruzione del Vesuvio, fa scendere le lacrime per quanto è bella.

Per ora, però, mi accontento dei balconi arcobaleno e tricolore accompagnati dalla dicitura andrà tutto bene, che da nord a sud, da sud a nord, portano colore in questo grigiore e degli appuntamenti dati su quegli stessi balconi per cantare insieme l’inno di Mameli.

Credo di non essere mai stata più fiera del mio paese come ora, nonostante la crisi sanitaria, la paura, l’incertezza. Non eravamo preparati, non ce l’aspettavamo, eppure il paese reagisce, la misura di quarantena adottata è uno dei provvedimenti più sensati, anche se ce lo sfottono. Ai medici, agli infermieri e a tutti gli operatori sanitari, alla fine di tutto questo, dovremmo dargli una medaglia al valore. Perché valorosi e instancabili combattenti sono. Felice di avere un Premier come Giuseppe Conte che a ogni suo intervento ci elenca tutte le misure possibili per proteggere noi stessi e chi amiamo e che non ha mai pronunciato una frase neanche lontanamente simile a quella di Boris Johnson.

Che poi, Johnson, ma come solo puoi concepire una frase come “moriranno molti cari” e tirarla pure fuori davanti alla tua nazione? Per non parlare del: non faremo nulla. Quindi, in Inghilterra, nessuna siesta, tutto normale, come se niente fosse, pur di tenere alta l’economia. E, per giunta, ha parlato di cose il cui senso, sintetizzandolo, era: che se lo piglino pure il coronavirus, gli inglesi, che così sviluppano gli anticorpi.

E se a me è sceso un brivido dietro la schiena, non posso neanche immaginare come debbano sentirsi gli inglesi.

Quindi, orgogliosa del mio paese.

Ma parliamo della comunità Cinese, che m’ha fatto piangere per quei video che ci hanno inviato al grido di “forza Italia”, nonostante il brutto periodo che anche loro hanno affrontato e, seppur in via di miglioramento, ancora affrontano.

E poi ancora, l’aereo atterrato da Shanghai con un team di nove medici: pediatri, rianimatori, infermieri che hanno gestito l’emergenza Coronavirus in Cina e in più, atterrati a Fiumicino insieme a loro, tonnellate di aiuti sanitari.

Grazie di cuore, Cina.

E i bambini in Kenya con i loro cartelli che compongono la scritta: forza Italia? Ovviamente non poteva non scendermi una lacrima anche qui.

Per non parlare delle comunità Islamiche in Italia che il 12 Marzo hanno dedicato un’intera giornata al digiuno e alle preghiere rivolte al loro Allah… preghiere “per la nostra amata Italia”.

Perché ognuno può avere o non avere un proprio Dio. Averlo e pregargli di aiutare un altro popolo, di religione diversa.

Perché con amore, tolleranza, solidarietà tutto è possibile. Tutto è più bello.

Vivere e convivere in pace, accettando ognuno le diversità dell’altro e… amarci…

(Okay, questa era un po’ da Dalai Lama).

Fratelli e Sorelle d’Italia, della comunità Europea e del mondo, uniti, ANDRÀ TUTTO BENE.

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