Quando disinformazione ed esaltazione si fondono insieme e diventano il male.

FONTE IMMAGINE

A cura di Jessica Martino

Riflettevo su quanto ascoltato qualche giorno fa in tv. Un discorso trucidante per il povero udito, insensato, sputato fuori con l’energia manierista di un esaltato. Parlo del virologo, medico, ricercatore… ah, no, critico d’arte (almeno cosí narra la leggenda): Vittorio Sgarbi.

Sí, perché a furia di vederlo sbraitare in tv a dire tutto il contrario di tutto, e a inveire con veemenza (e con veemenza intendo che è capace di alzarsi e tirarti pure due ceffoni) contro chi gli dice: guarda, se 2+2 fa 4, tu non puoi dire che fa 36, dí almeno che fa 5 o 6, ma con lui no, l’esagerazione è il suo marchio di fabbrica e cosí ormai si fa pure fatica a ricordare che sia un critico d’arte e non un personaggio studiato a tavolino, ben infiocchettato, a sparar scemenze, in modo volgare e violento, con la supponenza di chi si crede l’uomo più illuminato al mondo, col fine di apparire in televisione, appunto, incarnando tutto il trash più pietoso della terra, manco quello divertente.

E cosí ai tempi del Coronavirus, Dio solo sa perché, ce lo ritroviamo in tv a parlare del virus in quanto virologo? No. In quanto medico? No. In quanto ricercatore? No. In quanto persona informata che parla in base allo studio e alle ricerche effettuate, dopo aver passato in rassegna e approfondito tutte le fonti più accreditate? No, neanche quello.

Tale soggettone tenta, col cuore in mano, che sfiora i 300 battiti al minuto, per quanto era esagitato, di illuminare gli italiani, di salvarli dalla presa per il ci che è il coronavirus.

Perché il COVID-19 che, ricordiamolo, è una PANDEMIA (la diffusione a livello mondiale di una nuova malattia per la quale la popolazione non ha immunità) e qui, in quanto a spazzatura, darei la parola a Johnson, perché sí, certo, l’uomo non ha immunità per questo virus ed è quindi giusto che lo prenda per sviluppare gli anticorpi. Parlo io per lui dato che è in Inghilterra, impegnato a non far nulla, per contrastare il virus. Perdoniamolo.

Che stavo dicendo? Ah sí, il coronavirus secondo il luminare V. S. non è niente, è un raffreddore, una tosse che, ogni tanto si trasforma in polmonite, colpisce il novantenne già con un piede nella fossa, “gli piglia il coccolone” e muore. Che vuoi che sia? E lui non si capacita di come una cosa cosí banale che, badasi bene, sono 1.809 morti, più di 23 mila contagiati con la media di circa 2 mila positivi al giorno (solo in Italia), ospedali al collasso, medici e infermieri distrutti; ecco lui proprio non si capacita del perché abbiano chiuso tutto e fatto tanto allarmismo per un raffreddore. E si dispera per i teatri, per i cinema e le mostre sospese.

Ma la creme de la creme arriva quando, per cercare di inculcare nelle nostre stupide, vacue, e inutili menti che il virus è una cosa da niente, qualcosa tipo come l’elefante che ha paura del topo che, e lo cito testualmente, “È COSÍ POTENTE CHE A 26 GRADI MUORE. TU BEVI UN TÈ CALDO ED È GIÀ MORTO.”

Che stupidi questi medici che hanno mandato al collasso un intero sistema sanitario con un inutile sovraffollamento delle terapie intensive. Idioti i ricercatori che si sbattono per creare un vaccino quando la cura e il vaccino è un semplice tè. Tanti morti quando bastava bere un tè. Un solo stupido tè.

Ma il tuttologo sa che il corpo umano ha una temperatura che oscilla tra i 35 e i 37 gradi? E che quindi dentro, altro che i 26 gradi del tè, siamo degli inceneritori, manco dovrebbe solo fare il pensiero di entrare nel nostro corpo, il virus, figurarsi entrarci e metter tenda.

Che poi il ragionamento non è del tutto sbagliato, certo, ci si aspetta e ci si augura che con l’aumento delle temperature le cose migliorino. I coronavirus e in generale, tutti quelli che attaccano il sistema respiratorio, sono più forti con le basse temperature e tendono a indebolirsi e a essere sempre meno potenti con l’aumento delle temperature. Ma questa è un’ipotesi, un buon auspicio, nessuno ancora sa come si comporterà questo virus e, in ogni caso, si parla di TEMPERATURA ESTERNA, NON INTERNA AL NOSTRO CORPO, capra.

L’illustre soggetto continua il suo impeccabile encomio dicendo che “le uniche zone che lo attraggono, sono quelle della zona rossa: lui vorrebbe andare a Vo’, a Codogno, Bergamo, Lodi”; ed è lí che parte un calorissimo: vai!

Hai 68 anni, problemi di cuore, rientri perfettamente tra i soggetti più esposti all’aggressività del virus. Nel migliore dei casi ti intubano in un reparto di terapia intensiva, se c’è ancora posto; nel peggiore muori. E cosa vuoi che sia? Tu va’… va’… va’…

Poi continua col suo solito aplomb a vomitare fuori improperi e parolacce, tra ipotesi complottiste e una domanda, degna di Shakespeare, un dilemma che neanche l’essere o non essere di Amleto: “sarò pazzo o l’unico che dice la verità”, si chiede.

Io dico solo che… SEI UNA CAPRA, CAPRA, CAPRA.

Aggiornamento ore 20:00

È doveroso postarvi questo aggiornamento di stamane di Vittorio Sgarbi: https://www.facebook.com/SgarbiVittorio/videos/210422110368273/?vh=e&d=n

Dietrofront su quanto detto fino ad ora, cosciente del reale pericolo del virus e scuse per le parole e parolacce, volte a minimizzare il virus a un raffreddore e rivolte a chi, invece, lo considerava per quel che era: una pandemia.

Felice che sia rinsavito e che abbia preso coscienza del suo grave errore di valutazione e complimenti per aver ammesso pubblicamente di aver sbagliato con la vergogna di chi è veramente mortificato.

Però, caro Sgarbi, io mi chiedo come un uomo di esperienza come lei si sia fatto una sua imperativa idea sulle basi delle parole di una persona.

Che questo sbaglio le sia di lezione per la prossima volta: conoscere prima di sparare a zero.

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