Quando l’ego cinico, alla ricerca spasmodica dell’applauso individuale, attacca il gioco di squadra che vince.

FONTE IMMAGINE

A cura di Jessica Martino

Qualche giorno fa scrivevo un articolo che vi allego qui, in cui scrivevo, parecchio entusiasta:

“I medici dell’ospedale Pascale in collaborazione con il Cutugno, ospedali napoletani, insieme a un team di medici cinesi, hanno sperimentato sui pazienti contagiati dal Covid-19, in condizione molto critiche, il tocilizumab, farmaco utilizzato per la cura dell’artrite reumatoide.

Questo farmaco in 24 ore ha agito e portato miglioramenti ai pazienti.

Lo Spallanzani di Roma, il Sacco di Milano e l’ospedale di Bergamo adotteranno lo stesso protocollo degli ospedali di Napoli, con la speranza che la somministrazione di questo farmaco continui a rivelarsi efficace, a portare miglioramenti e a guarire.

E visto che sono molto positiva, io, di speranza, ne ho anche un’altra: che la questione meridionale, questo divario tra Nord e Sud cessi finalmente di esistere nel 2020. Che questa emergenza sanitaria non lasci solo brutti ricordi, ma l’unificazione del nostro paese che ora è sì avvenuta a livello chirurgico, ma l’augurio e la speranza è che permanga sempre, tra di noi, umani, cittadini della stessa Nazione. Che si installi in noi, popolo tutto, il senso di amore, fratellanza, solidarietà e di PATRIA che mai abbiamo avuto veramente.

Ebbene, l’entusiasmo è sparito, si è dissolto, sostituendosi a un forte senso di dispiacere e pessimismo su quanto mi auguravo quando, a Carta Bianca, uno spiacevole intervento da parte del professor Massimo Galli, direttore del reparto malattie infettive dell’Ospedale Sacco di Milano prende piede.

Il professor Galli, in questo bellissimo clima di Covid-19, quarantena, ospedali al collasso, morti, e migliaia di positivi al virus, ci regala il suo intervento in tv per attaccare un collega: Ascierto, direttore dell’unità di oncologia melanoma, immunoterapia oncologica e terapie innovative del Pascale di Napoli.

Facciamo qualche passo indietro.

Dal 7 Marzo gli ospedali di Napoli Pascale e Cutugno hanno avviato una stretta collaborazione di sperimentazione di un farmaco usato per l’artrite reumatoide, il tocilizumab, sui pazienti gravi effetti da coronavirus. È stato specificato dall’inizio che a lavorare a questa sperimentazione non è stato solo il team di medici dei su citati ospedali, ma che è stato creato un ponte con i medici cinesi, poiché il farmaco era stato utilizzato anche in Cina su 21 pazienti di cui 20 avevano avuto effetti positivi.

Il professor Ascierto, ben da prima del coronavirus, essendo un medico oncologo, utilizza l’immunoterapia per combattere i tumori e il Tolicizumab è un farmaco che usa da decenni poiché contrasta gli effetti collaterali dell’immunoterapia. Lo conosce benissimo: da qui l’idea di fare questa sperimentazione, confrontandosi anche con i medici cinesi, per uno scambio di dati, in particolare con il dottor Wei Haiming Ming del First Affiliated Hospital of University of Science and Technology of China, avendo loro in primis affrontato la stessa emergenza.

Un’intuizione giusta che seppur non guarisce dal virus, agisce sull’infiammazione cronica a livello polmonare causata dal virus. Quindi afferma Ascierto: “se il paziente risponde vuol dire che chi è in terapia intensiva ne esce presto e se lo prendi prima non ci vai.

Un gran passo avanti, considerando il buio in cui si è brancolati per mesi, grazie a un vero e proprio trial internazionale, impegno e collaborazione per cercare di risolvere un problema sanitario internazionale.

Cosa succede? Il farmaco viene sperimentato su 7 pazienti molto gravi e i miglioramenti non si fanno attendere. Da qui la sperimentazione si estende su altri cinquanta pazienti sparsi in tutta Italia e i riscontri sono ancora positivi. Questo perché gli ospedali Napoletani si sono subito messi in contatto con gli altri ospedali d’Italia per propagare l’informazione della loro esperienza.

Segue quindi una bozza di protocollo inviata all’agenzia Italiana del farmaco (AIFA) per impiegare l’uso del Tolicizumab sul tutto il territorio nazionale.

L’Aifa accetta, la Roche, casa farmaceutica che produce il farmaco lo mette a disposizione degli ospedali italiani gratuitamente e da nord a sud il farmaco viene somministrato.

Mi pare tutto abbastanza positivo, no?

Un importante passo avanti scientifico volto a contrastare il virus. E invece no.

Il Professor Ascierto viene incriminato sulla tv nazionale di essersi preso un merito che non ha.

Primo, perché l’hanno testato i cinesi prima di lui. Secondo, perché a Bergamo lo stavano somministrando già da prima.

Queste le parole avvelenate dell’ego ferito: «Non facciamoci sempre riconoscere. Questa cosa viene da sperimentazioni in atto da diverso tempo in Cina. Abbiamo tra i vari centri delle zone più colpite ormai, credo, qualche centinaio di pazienti trattati in questo modo. Diamo a Cesare quel che è di Cesare, il primo a usare questa cosa in Italia è stato sicuramente il collega Rizzi a Bergamo nonostante le migliaia di casi affrontati nel suo ospedale. Accetto tutto, mi sta bene che si attribuiscano anche meriti, ma non facciamo quelli che non danno a Cesare quello che è di Cesare e ai cinesi quello che è dei cinesi».

Io qui provo a capire, ma sarò tarda, e proprio non comprendo. Perché se a Bergamo hanno somministrato da prima il farmaco e quindi testato la sua efficacia, nessuno ne ha mai saputo niente? E perché a Bergamo non si sono sbattuti come a Napoli di fare appello all’Aifa e creare un protocollo di sperimentazione nazionale? Le cose sono due o non è mai avvenuto o, cosa ancora più grave, se lo sono tenuti per sé senza divulgarlo.

Io però, pur non essendo scienziato, il nocciolo del problema credo di averlo capito benissimo. Fosse stato un qualsiasi medico del Nord a mettere la sua firma al protocollo, il caro Gallo si sarebbe tirato la lingua in… ci. Il dramma insopportabile è che sotto al protocollo ci sia la firma di un medico del sud.

Stupidotta io a parlare di unificazione a livello chirurgico del nostro paese, quando dietro c’erano tutte queste belle trame.

E tra inutili e al quanto tristi appelli di “paternità”, tra striscia la notizia che beffeggia il Professor Ascierto ironizzando allegramente sulla grande figura di emme che avrebbe fatto, senza rendersi conto che l’unica epocale figura di emme l’hanno fatta loro, (voce dell’idiozia altro che della resilienza), io mi aggrappo alle parole del criminale, impossessatosi di meriti non suoi:

In questa fase, non è importante il primato. Quello che abbiamo fatto è comunicarlo a tutti affinche TUTTI fossero in grado di poterlo utilizzare, in un momento di grande difficoltà. […] Il nostro deve essere un gioco di squadra e la salute dei pazienti è la cosa che ci sta più a cuore. Andiamo avanti con cauto ottimismo… nel frattempo parte la sperimentazione di AIFA. Ce la faremo di sicuro!!!

Mi ci aggrappo, mi ci appiglio, perché in questa triste caccia alle streghe, è l’unica cosa positiva.

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