Caterina di Jacopo di Benincasa: una Donna, ancor prima che una Santa

A cura di Jessica Martino

Dipinto di Rutilio Manetti, Santa Caterina da Siena (1630)

Caterina di Jacopo di Benincasa (Siena, 25 Marzo 1347- Roma, 29 Aprile 1380) meglio conosciuta come Caterina da Siena: Santa canonizzata da Papa Pio II nel 1461; dichiarata nel 1939 da Papa Pio XII Patrona d’Italia con Francesco d’Assisi; nel 1970, Dottore della Chiesa da Papa Paolo VI e, infine, proclamata da Papa Giovanni Paolo II, nel 1999, Patrona d’Europa.

Conosciuta per la sua carità ai poveri e agli ammalati, in particolare per sua la assistenza verso gli afflitti di epidemie contagiose, un lavoro che divenne poi da esempio. Conosciuta per essere stata una visionaria: frequenti le apparizioni, dei veri e propri colloqui con Gesù Cristo. Ancora, conosciuta per le stimmate ricevute.

Religiosamente e misticamente vi sono profondi venerazioni e culti alla sua santità. Eppure io, oggi, voglio mettere un attimo da parte Santa Caterina da Siena e parlare della ragazza, divenuta poi donna: Caterina di Jacopo di Benincasa.

La sua vita si inquadra nel XIV secolo, nel Basso Medioevo, un periodo storico non facile e felice per le donne, in pieno patriarcato dove potere e autorità erano nelle mani degli uomini: padri, fratelli, mariti gestivano le donne come marionette.

Eppure, nonostante la subordinazione a cui erano condannate le donne, prive di ogni scelta dettata dalla propria mente e dal proprio cuore, Caterina riuscì, contro ogni probabilità di successo, ad emanciparsi fino a vivere liberamente la propria vita, a coltivare la sua mente, a nutrire il suo spirito. Perfino la vocazione religiosa fu del tutto personale e non soggetta a leggi tradizionali.

Un destino già scritto, il suo: una giovane analfabeta, figlia di un tintore senese, maritata poco più che bambina a un uomo sceltole dal padre per passare così nelle mani di un altro uomo, suo marito, altro padre padrone.

Però, Caterina riuscì nell’impresa di capovolgere tutto, di cancellare un destino scolpito nella pietra, levigandolo e riscrivendolo da sé.

All’età di dodici anni, la famiglia iniziò varie trattative per maritarla. Trattative, come si trattasse di una cosa, di una merce. Un matrimonio a cui si oppose, riuscendo ad evitarlo. All’epoca per e evitare un matrimonio non vi era altra scelta se non quella di prendere i voti e passare quindi ad una reclusione religiosa, la cui vita era volta solo ed esclusivamente a Gesù Cristo, pur sempre un marito, un uomo… una libertà minata ancora una volta.

Caterina riuscì a eludere anche questa prospettiva, entrando a far parte del terzo ordine domenicano, uno dei pochi dell’epoca che permetteva alle donne consacrate che ve ne facevano parte di non vivere in convento, ma liberamente.

Certo, non fu facile entrarvi: l’ordine accoglieva solo vedove e vecchie zitelle e Caterina non era nessuna delle due cose e fu rifiutata più volte.

Nel frattempo, la giovane Caterina fu colpita da una malattia: febbri alte, pustole che le sfiguravano il volto, eppure, agonizzante in un letto, malata e debilitata, non perse la sua forza interiore e lo spirito ribelle, volgendo la situazione a lei avversa in suo favore, argutamente.

Pregò sua madre di recarsi dalla priora e di riferirle che sarebbe morta se non l’avessero ammessa nell’ordine. Le consorelle, accorse per verificare la realtà della situazione, rimaste impressionate dal sincero ardore della sua richiesta lo riferirono alla priora: Caterina fu ammessa a 16 anni, a pieni voti e nel 1363,nella basilica di San Domenico, le fu dato l’abito dell’Ordine.

La vita, una volta entrata nell’ordine, non fu facile. Caterina non sapeva né leggere né scrivere, le preghiere e la messa erano in latino. Visse un lungo periodo di isolamento ma anche di istruzione.

Da fanciulla analfabeta, Caterina divenne una donna dalle grandi capacità oratorie e scrittorie: un carteggio di circa 300 lettere da lei dettate e poi successivamente scritte è oggi conservato. I destinatari erano uomini e donne del popolo, ma anche personaggi illustri del mondo politico e religioso, banchieri, re di Francia, rettori, Papi etc.

Affrontò in prima persona problemi riguardanti la vita politica e religiosa, a livello europeo. Per tal motivo fu tacciata di tendere a un eccessivo protagonismo che certamente non competeva ad una donna, a maggior ragione considerando le sue origini e la scarsa cultura.

Uomini, detrattori, pronti a rilegare la donna in una soffitta, al buio e al silenzio.

Potrebbe tranquillamente essere considerata una donna d’oggi, simbolo della libertà di scelta, di apertura, di un andare controcorrente. Una donna capace di prendersi un proprio spazio, in un tempo in cui di spazio per le donne non ve ne era, di avere una propria voce e di farla risuonare nella vita pubblica, quando all’epoca tutte erano confinate al silenzio, sia nella sfera privata che in quella sociale.

Fu una messaggera di pace fra il Papato e la città di Firenze, si narra che abbia avuto Il merito di aver dato la spinta a Papa Gregorio XI e la curia romana di tornare da Avignone a Roma nel 1377.

C’è un episodio della sua vita degno di risonanza che ben riflette il suo carattere e la personalità. Una volta, mentre era seduta all’aria aperta, un povero le chiese con grande insistenza l’elemosina, ma Caterina non disponeva di denaro. L’uomo allora le chiese il mantello e lei glielo diede. Quando le fu chiesto perché s’era azzardata a girare per le vie senza mantello, rispose: “io preferisco essere senza mantello anziché senza carità”.

Una vita breve, la sua, spentasi a solo 33 anni. Una vita non facile: fu guardata con sospetto, subì l’irriconoscenza e l’incomprensione, votò tutta la sua persona, la sua vita, le sue opere a una missione: di conformarsi al progetto d’amore di Dio, senza mai demordere, senza mai stancarsi o assoggettarsi: ha segnalato debolezze ed errori a cardinali e papi, facendo luce sui limiti e sulla cattiva organizzazione del governo della chiesa.

Oggi voglio ricordarla così, come un piccola donna dal grande spirito, la cui forza d’azione l’ha resa un gigante.

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