Gaetano Previati: Paolo e Francesca

«Amor, ch’a nullo amato amar perdona, / mi prese del costui piacer sì forte, / che, come vedi, ancor non m’abbandona

Gaetano Previati (Ferrara, 31 agosto 1852 – Lavagna, 21 giugno 1920), a 20 anni di distanza, e con due stili d’influenza differenti, propone e ripropone i personaggi Danteschi, facenti parte del V canto, anime condannate all’inferno nel girone dei Lussuriosi: Paolo e Francesca, tragici amanti, in due diverse opere.

La prima è Paolo e Francesca del 1887, in fase scapigliata, e ritrae il duplice omicidio dei due per mano del marito di lei, nonché fratello di Paolo.

Paolo e Francesca (1887)

La seconda, a distanza di 20 anni, Paolo e Francesca del 1909 è influenzato dal futurismo, la cui peculiarità era il movimento e il dinamismo.

Paolo e Francesca (1909)

I due amanti sono raffigurati abbracciati, senza veli, gettati al vento e da quello stesso vento mossi, per salire verso l’alto.

È la tempesta di vento dentro la quale sono sbattute e percorse le anime dei peccatori: la legge del contrappasso nell’inferno Dantesco, il vento rappresenta il mancato ordine, la razionalità che hanno perduto in nome della passione, l’aver ceduto agli istinti atavici della carne.

Thanatos ed Eros in perfetta contrapposizione.

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