L’arte che attinge ispirazione, a piene mani, dalla fonte infinita della letteratura: Ophelia

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“E io, la più infelice e derelitta

delle donne, ch’ho assaporato il miele

degli armoniosi voti del suo cuore,

debbo mirare adesso, desolata,

questo sublime, nobile intelletto

risuonare d’un suono fesso, stridulo,

come una bella campana stonata;

l’ineguagliata sua forma, e l’aspetto

fiorente di bellezza giovanile

guaste da questa specie di delirio!…

Me misera, che ho visto quel che ho visto,

e vedo quel che seguito a vedere!”

(Amleto, monologo di Ophelia, Atto III scena I,)

Ophelia, personaggio shakespeariano dell’Amleto (1600-1602) incarna la purezza e la necessità dell’amore in un mondo dominato dall’intrigo e dal delitto. Un amore che non trionfa, di fronte al male. Delusa dall’amore per Amleto che crede non puro, non veritiero e non disinteressato (Amleto rinnegherà i sentimenti per lei per non coinvolgerla nelle meschine trame dello zio Claudio, usurpatore del trono di Danimarca) e divenuta folle per l’assassinio del padre a opera dello stesso Amleto, terminerà la sua esistenza affogando in un corso d’acqua.

Disillusa dei suoi ideali e del suo amore, dalla vita impazzisce fino a lasciarsi morire, lentamente, nel fiume in un delirio inconsapevole. Cade accidentalmente nel fiume e se ne sta lì, cullata dall’acqua, le sue vesti che si fanno sempre più pesanti, lei canta, e si lascia andare così, senza muovere un dito, fino a morire.

Molti i pittori che hanno trasportato su tela il personaggio puro, tragico, contaminato dalle brutture del mondo che è Ophelia.

Opere scelte:

John Everett Millais, Ophelia (1851-1852)

John William Waterhouse, Ophelia (1889)

John William Waterhouse, Ophelia (1910)

Antoine Auguste Ernest Hebert, Ophelia (1886)

John William Waterhouse, Ophelia (1894)

Arthur Hughes, Ophelia (1865)

4 Comments

  1. Adoro!!!
    La musa di Millais – ma non solo – fu Elizabeth Siddal, una poetessa dai “famosi” capelli ramati; musa di diversi Preraffaelliti. Fu anche l’amante di Rossetti e in seguito sua moglie. Morì per overdose di laudano e Rossetti seppellì un suo libro di poesie insieme a lei e quando, pentitosene, anni dopo la fece dissotterrare per recuperare il libro, un testimone disse che i capelli fiammeggianti della Siddal avevano continuato a crescere nella bara, tanto da riempirla tutta!

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