Molto più grave, una magnifica poesia di Mario Benedetti

Mario Benedetti (14 settembre 1920, Paso de los Toros, Uruguay – 17 maggio 2009, Montevideo, Uruguay) è stato un poeta, saggista, scrittore e drammaturgo uruguaiano.

Tutte le istanze della mia vita hanno qualcosa di tuo
e questo in verità non ha niente di straordinario
obbiettivamente lo sappiamo da sempre tutti e due.
Tuttavia c’è qualcosa che vorrei chiarirti,
quando dico tutte le istanze,
non mi riferisco a quanto accade ora,
questo fatto di aspettarti e alleluia trovarti,
e poi mannaggia perderti,
per ritrovarti ancora,
e speriamo mai più.
Non mi riferisco al fatto che all’improvviso dici, mi viene da piangere
ed io con un discreto nodo nella gola, piangi pure.
E che un bel scroscione invisibile ci ripari
ed è forse per quello che appare presto il sole.
Non parlo soltanto del fatto che un giorno dopo l’altro,
si accresce la riserva delle nostre piccole e decisive complicità,
o il fatto che io possa illudermi di riconvertire le mie sconfitte in vittorie,
e che tu mi faccia il tenero dono della tua più recente disperazione.

No.
La cosa è molto più seria di quanto appare.
Quando dico tutte le istanze
voglio dire che oltre quel dolce cataclisma,
stai anche riscrivendo la mia infanzia,
quell’età in cui si dicono cose adulte e solenni
e, solenni, gli adulti le festeggiano,
mentre tu sai invece che tutto ciò non serve.
Voglio dire che stai rimontando la mia adolescenza,
quel tempo in cui ero un vecchio carico di astio,
e tu sai quanto mi costa estrarre da quel guazzo,
il mio germe di gioia e annaffiarlo guardandolo.

Voglio dire che stai scuotendo la mia giovinezza,
quella giara che nessuno prese mai nelle sue mani,
quell’ombra che nessuno accostò mai alla sua ombra,
e che tu invece sai come agitare
fino a farle cascare tutte le foglie secche,
e scoprire il telaio della mia verità senza prodezze.
Voglio dire che stai abbracciando questa mia età matura,
questo miscuglio di stupore e di esperienza,
questo strano confine di angoscia e di nevischio,
questa candela che illumina la fine,
questo dirupo della povera vita.
Come vedi, il problema è più serio.
Ma serio per davvero.
Perché con queste o con altre parole,
voglio dire che non sei soltanto,
quella ragazza così cara a i miei affetti,
ma tutte quelle donne splendide e accorte
che ho amato e amo ancora.

Perché grazie a te ho scoperto,
(dirai, e con ragione, era già ora),
che l’amore è una baia bella e generosa,
che splende e si rabbuia
al passo della vita,
una baia nella quale le navi approdano e ripartono,
arrivano pieni di uccelli e di auguri,
partono tra sirene e nuvoloni.
Una baia bella e generosa,
dove le navi arrivano e se ne vanno.
Ma tu,
per favore,
non te ne andare.

13 Comments

  1. Jessica… è un’emozione che chi ama ed ha amato sa ritrovare nel ritmo di questi versi sublimi… (bella la traduzione) … quel senile risveglio di infanzia e di turgore adolescenziale che solo i poeti veri sanno cantare…

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    1. Che si congiungono poi alla maturità del presente. O meglio, colei che il poeta canta ha saputo mettere in ordine queste tre fasi della vita, come astri allineati. Parole meravigliose, senso profondissimo.

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