Arte e censura: da sempre una sfida.La Maya vestida e la Maya desnuda sono due dipinti simbolo per eccellenza di questa sfida.

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Maja vestida e Maja desnuda di Francisco Goya, 1800 circa.

Due opere con una ricca storia alle spalle: di censura, proibizionismo, inquisizione, ma soprattuto di sfida.

Siamo nella Spagna ottocentesca di inquisizione e processi, di arte e censura: vietati i nudi femminili che non fossero riproduzioni mitologiche, poiché considerati immorali, spregiudicati e profani. Chi ne possedeva era messo sotto torchio. Eppure, il primo ministro spagnolo, Manuel Godoy, sfidò e vinse gli stessi divieti che la nazione da lui governata imponeva. Fu lui a commissionare la Maya desnuda a Francisco Goya, Maya che non era una dea mitologica, ma una dama di corte spagnola realmente esistita. La Maya vestida serví solamente da “coperchio” alla desnuda per celarla agli occhi indiscreti. Un quadro sul quadro, insomma.

Proprio a causa di questo dipinto, Goya finì per essere giudicato dal tribunale dell’inquisizione; riuscí a non essere condannato solo grazie a importanti intercessioni.

Il dipinto fu bollato come osceno e vietato; la reputazione di Goya ne uscì parecchio intaccata.

Oggi sono i suoi dipinti più celebri e apprezzati.

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