“Toccata” di Mario Luzi: le prime tracce della vena ermetica.

Oggi su Oui Magazine, un articolo di Caterina Di Cesare, laureata in Filologia Moderna.

Negli ultimi due anni ha insegnato letteratura italiana e in passato ha maturato esperienze in campo museale, editoriale e giornalistico.

Caterina propone in questo suo articolo una concisa ma ben inquadrata biografia/bibliografia del poeta Mario Luzi e un’interessante analisi della sua composizione “Toccata”.

Lascio ora la parola a lei.

Jessica Martino

Toccata” di Mario Luzi: le prime tracce della vena ermetica.

A cura di Caterina Di Cesare

Mario Luzi nasce in provincia di Firenze il 20 ottobre del 1914; da ragazzino, dopo aver studiato alcuni anni a Siena, intraprende il percorso del liceo classico a Firenze, dove ha come insegnante un critico letterario dantista, Francesco Maggini, grazie al quale inizia a nutrire la passione per la letteratura. Terminati gli studi liceali, si iscrive all’Università, sempre a Firenze: studia Lettere e inizia a scrivere per “Il Frontespizio”, un’importantissima rivista letteraria fiorentina. Nel 1935 pubblica una prima raccolta di poesia intitolata “La barca” e l’anno successivo si laurea in Letteratura Francese.

Fin dal 1937 si dedica all’insegnamento e nel corso della sua vita pubblica testi saggistici, opere teatrali e traduzioni di poeti francesi. Ma la produzione maggiore è innanzitutto poetica: alla raccolta “La barca” seguono, tra gli altri, “Avvento notturno” del 1940, “Quaderno gotico” del 1947 e “Nel magma” del 1963. Poeta, drammaturgo e intellettuale di altissimo livello, muore nel febbraio del 2005.


Luzi è considerato uno dei migliori poeti ermetici italiani e i suoi modelli d’ispirazioni sono Baudelaire, Rimbaud, Mallarmé e tanti altri poeti francesi del periodo, tra cui anche Mauriac, approfondito da Luzi per la stesura della sua tesi.


Risulta particolarmente interessante la composizione intitolata “Toccata”, scritta nel 1932:


Ecco aprile, la noia
dei cieli d’acqua di polvere,
la quiete della stuoia
alla finestra, un tocco
di vento, una ferita;
questa aliena presenza della vita nel vano delle porte
nei fiumi tenui di cenere
nel tuo passo echeggiato dalle volte.


Già il titolo, con il rimando al campo musicale, fa capire che si tratta di uno sguardo rapido sul presente. Questa poesia composta da nove versi descrive la natura nella stagione primaverile e lo si comprende dal fatto che nel primo verso si cita il mese di aprile. E se questo periodo dell’anno nel cuore dei più simboleggia rinascita e serenità, per Luzi si tratta di un periodo labile e sospeso, che crea stati d’animo imprecisi e inquieti: “noia”, “polvere” e “ferita”, queste sono le parole chiave nella prima parte della poesia. La seconda parte si apre con una “aliena presenza” che viene descritta con un tono di apparente constatazione, ma la domanda che sorge spontanea è: chi è? e cosa ci fa in quei luoghi elencati nei tre versi successivi, che dovrebbero dare precisione alla posizione della “presenza”, ma in realtà sfumano sempre più nell’incertezza?


Ed ecco che proprio in questi versi, proprio in queste domande e in questa sospensione inizia ad emergere il tratto ermetico di Luzi, che col tempo si svilupperà in maniera sempre più netta. Tipica dell’ermetismo è l’ansia di conoscere la realtà, dipinta in modo incredula e misteriosa: non basta vederla, bisogna andare oltre. Linguisticamente parlando si possono individuare quegli elementi ermetici che caratterizzano molti poeti dell’epoca: stile nominale e termini astratti, in primis.
Inoltre qui si trovano già riferimenti a due autori che per Luzi saranno importantissimi: Eliot, a cui si rifà l’atmosfera drammatica del mese di aprile, e Valéry, a cui si ricollega per l’immagine dell’eco del passi e della vaghezza e immaterialità della figura.

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