“Se solo mamma mi vedesse in questo momento e si accorgesse di tutte le vite che ho dovuto ingoiare, anche controvoglia, per arrivare alla mia.” Kassim Yassin Saleh, un talento nato nella Somalia Francese e sbocciato in Italia. Oggi vi parlo del suo ultimo cortometraggio “Il vento sotto i piedi”

A cura di Jessica Martino

📸: by Luca Carlino

La storia di Kassim parte dal Corno d’Africa, il Gibuti, tra l’Etiopia e la Somalia. Chissà se il piccolo Kassim, da sempre appassionato al mondo del cinema, incantato davanti al piccolo televisore in bianco e nero dei vicini, immaginava che, un giorno, del cinema avrebbe fatto parte, come regista, in Italia.

Sicuramente con qualche sogno stretto in petto, sotto una giacca, avrà lasciato il Gibuti negli anni 90’ per giungere in Italia. Forse non proprio il cinema, appartenente alla sfera dei sogni “alti”, troppo lontani a guardarli dal basso, difficili da raggiungere come le stelle; ma certamente con la speranza di trovare qualcosa: una vita diversa, migliore, qualche opportunità da raccogliere lungo la strada… lo spirito che accomuna tutti i ragazzi, le ragazze, uomini e donne che lasciano la propria terra, compiendo l’estremo atto di coraggio che è quello di recidere le proprie radici, gambe come fusti d’albero sradicati, per compiere un ignoto viaggio della vita.

Kassim arriva a Roma, si ingegna: prende un diploma per poter lavorare nei cantieri con le escavatrici, un lavoro che ha poi dovuto interrompere a causa di un incidente. Nel mentre, conosce gente, si fa degli amici, cerca di piantare le sue radici nella Città Eterna. Trova lavoro come commesso in un negozio del centro: lí l’incontro fortunato della sua vita.

Una fotografa gli chiede di partecipare come modello per degli scatti di sensibilizzazione sociale. Vuole il suo volto. A lui la parola modello fa ridere, forse tutto immaginava, tranne di essere scoperto da una fotografa ed essere scelto come modello. Sottovalutava la bellezza dei suoi tratti, del suo colore, dei suoi ricci. Sottostimava, forse, anche il fatto che quella bellezza era ricca di una storia, iniziata molto tempo prima della sua e della nostra: la storia dell’umanità stessa nata in Africa migliaia di anni fa. Trascurava il fatto che il suo volto fosse un messaggio universale di umanità all’umanità.

Che l’umanità pare aver dimenticato che siamo tutti figli d’Africa, che il nostro viaggio è iniziato lí: in quella terra ricca di storia, cultura e bellezza che intera si conserva, resiste ed esiste, nonostante tutto.

Da quel momento per Kassim si apre una nuova pagina della sua vita, la prima di quelli che diventeranno poi i capitoli di un libro che sta ancora scrivendo: IL SUO.

Posa come modello per i servizi fotografici; fa piccole comparse in serie Tv, videoclip e lungometraggi. Nel 2007 viene scelto da Joseph Lefevre, come protagonista della sua pellicola Said.

Forse proprio a quel punto, il sogno del cinema, quella sfera “alta” gli è sembrata poi non cosí tanto lontana.

Decide di studiare recitazione, di formarsi, approfondire quel mondo, farlo suo.

Si iscrive al Laboratorio del Centro Internazionale di Cinema e Teatro “Duse International”, e compie poi il salto: da attore a sceneggiatore e regista.

Si aprono per lui i grandi festival del cinema: Alla 69°edizione del Festival di Cannes esordisce con A Special Day, co-diretto insieme a Gaston Biwolé.

Nello stesso anno è alla regia del pilot di Sottomess@: la puntata della black comedy per il web è stata proiettata al Roma Web Fest 2016, al Calcata Film Festival, fino a raggiungere la finale al Terminillo Film Festival.

Del 2017 è invece il cortometraggio Idris, proposto in anteprima alla Mostra Internazionale del Cinema di Venezia nel 2017 nella sezione speciale MigrArti, scritto insieme ad Heidrun Schleef. Oltre ad Idris, Kassim è stato impegnato sul set di 21 Insonnia, proposto allo Short Corner del Festival di Cannes a maggio 2018.

Arriviamo a “Il vento sotto i piedi”, il suo ultimo lavoro.

Il vento sotto ai piedi SCRITTO E DIRETTO DA KASSIM YASSIN SALEH
SCRIPT SUPERVISOR HEIDRUN SCHLEEF
FOTOGRAFIA FABIO PAOLUCCI
MONTAGGIO KAROLINA MACIEJEWSKA
MUSICHE ORIGINALI FRANCO ECO
CON DAVIDE RAUSA
PRODOTTO DA ANDREA DI NARDO CLAUDIO ESPOSITO
DURATA 15MIN FORMATO PROIEZIONE DCP 2K

Kassim fa della sua penna e della sua cinepresa veicoli di messaggi importanti, profondi, mirabilmente racchiusi in 15 minuti.

Il protagonista del suo cortometraggio è Monsieur David, attore di teatro dei piedi. Lo si segue nel corso della sua giornata, partendo dal mattino, momento, per lui, di spiritualità e preghiera. Kassim include nei primi secondi del suo documentario la religione, in questo caso il Buddhismo.

Si vede poi Monsieur David prendere una rosa da un vaso nel suo appartamento, una rosa che porterà fuori con sè, per la seconda tappa della sua giornata: David passa per il quartiere San Lorenzo e offre quella rosa a un murale dedicato a Desirée Mariottini, la 16enne morta per overdose, ripetutamente stuprata, mentre era drogata, da un gruppo di Africani da cui era andata per procurarsi la droga, lí in quello stabile nel quartiere San Lorenzo, dove poi ha trovato quella morte brutale.

Parlando con Kassim di questo passaggio, mi dice una cosa molto toccante, espressione della sua sensibilità e umanità. Si è sentito anche lui responsabile della morte di Desirèe, in quanto Africano, in quanto umano. Perché complici della sua morte non sono stati solo degli Africani ma anche degli Italiani. Mi ha detto: ho voluto renderle omaggio.

E intanto seguiamo Monsieur David, a piedi in giro per Roma, città che Kassim ama e a cui ha reso omaggio attraverso il suo cortometraggio. Della città eterna appaiono il Colosseo, Castel Sant’Angelo, ma anche una borgata, con un gruppo di ragazzi un po’ giovani, un po’ ignoranti che prendono in giro due ragazze che si baciano, una cinese e una nigeriana.

Una vita nelle vite. Monsieur David incontra persone con le proprie realtà e le proprie storie. Un nano ebreo ortodosso, un mussulmano in ginocchio a pregare davanti al Colosseo, i ragazzi della borgata, le due ragazze innamorate, un’Ave Maria cantato che esce dalla bocca di un artista di strada e s’alza in cielo. Dei bambini, Africani e Zingari, che, mi dice Kassim, ha voluto fortemente lui, per dargli un giorno di felicità perché non ne hanno tanta. Allora ci sono loro, grandi sorrisi, sulle giostre, e poi ancora mentre assistono allo spettacolo di David. Una cena a Piazza Venezia, alla caritas: Monsieur David è lui stesso volontario e offre cibo a italiani e stranieri che ne hanno bisogno. Arriva poi al bar di Franco, un bar particolare, portavoce di messaggi sociali importanti: sul bancone compaiono le scritte: bar antifascista, antirazzista, anticapitalista. Immagini contrastanti: la cinepresa che si focalizza sulla croce appesa al collo di una ragazza e subito dopo una ballerina di burlesque, con la cinepresa che si focalizza sul suo sedere. E poi, un murale dedicato a Pier Paolo Pasolini. Kassim mi dice: io lo amo da morire,“Accattone” è uno dei più bei film del neorealismo italiano.

Insomma, Kassim Yassin Saleh è riuscito con amore e passione ad inserire in un cortometraggio di 15 minuti, attraverso una penna poetica e lirica, una cinepresa capace di trapassare l’involucro delle persone che compaiono e a mostrarne l’anima, forti e potenti messaggi di inclusione, tolleranza, e umanità.

Il cortometraggio e tra i finalisti del Terra di Siena International Film Festival. Sarà presentato oggi sabato 3 Ottobre nello spazio Corti e io faccio un grande in bocca al lupo a Kassim. Perché, di vincere, lo merita veramente.

Il regista è attualmente impegnato in diversi progetti tra cui alcuni dei quali dedicati alla valorizzazione del patrimonio storico, artistico, culturale e ambientale italiano.

E, in particolare, volti a immortalare il genio creativo di alcuni artisti italiani viventi.

L’iniziativa parte da Spazio Veneziano nel quartiere Coppedè di Roma e dall’artista Corrado Veneziano. Promossa da Cabiria Collection.

AGGIORNAMENTO: Sono lieta di annunciarvi che “Il vento sotto i piedi” di Kassim Yassin Saleh è il cortometraggio vincitore del Terra di Siena International Film Festival, categoria MigrArti.

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