Alessandro Scalabrini: gli attimi che passano nell’infinito.“Mi piacerebbe condividere questa vertigine, questo pensiero, entrare nell’onda di questo infinito.”

A cura di Jessica Martino

Mi piacerebbe condividere questa vertigine, questo pensiero, entrare nell’onda di questo infinito.
– Alessandro Scalabrini

Alessandro Scalabrini (Modena,1979) è un artista contemporaneo italiano.

Prima di parlare delle sue opere, conseguenza di una meticolosa ricerca artistica, è importante partire dal fulcro. Tutta la sua arte poggia su una domanda esistenziale, umana, filosofica, scientifica. Domanda a cui non segue una risposta netta, ma un’incognita che tocca la sua sensibilità al punto da procurargli un senso di vertigine.

La sua è una profonda riflessione ancestrale, primordiale, riconducibile, in una sola parola, alla genesi.

Da dove è nato tutto?

Un interrogativo che si lega, in simbiosi, ai concetti di “inizio, “fine”, e “sempre”.

E se, per assurdo, nulla avesse mai avuto inizio e quindi mai una fine? Se tutto esiste da un “sempre” che non ha un inizio, ed è una retta infinita che va in tutte le direzioni?

Solo ora è possibile spiegare la sua produzione artistica, il perché delle sue scelte tecniche e stilistiche. Poiché le premesse non sono solamente necessarie a una maggior comprensione della sua arte, ma doverose anche per conoscere a fondo il fascino e il carattere del pensiero che la provoca.

Il supporto, la base su cui realizza le sue opere è un disco: una forma geometrica che non ha un inizio né una fine, percorribile, in tondo, all’infinito.

Una scelta essenziale, per un’arte che segue un concept preciso, dal pensiero fino alla sua completa realizzazione.

Sopra al suo disco, tramite tecnica mista, Alessandro lavora con ritagli di giornali, titoli, fotografie, dando vita ai suoi collage: parole e immagini contrastanti che generano un conflitto di idee. I suoi sono messaggi provocatori sarcastici, profondi.

La sua idea è quella di guardare il mondo fuori di noi come da un cannocchiale o un telescopio: ed è cosí. Riusciamo a vedere solo una piccola parte, un momento che passa per un attimo davanti alla nostra visuale circoscritta, poi si sposta. Dove va, cosa farà, non lo sapremo. Non ci è dato vedere oltre. Tutto ciò che resta è il momento del suo passaggio.

Alessandro conserva quel momento nei suoi “dischi”.

La terra: una sfera tonda, senza un inizio né una fine, abitata da miliardi di essere umani, attraversata da un susseguirsi continuo di eventi, eppure a noi è dato conoscere solo ciò che passa davanti al nostro cannocchiale: una parte infinitesimale, ridicola.

Quando un evento passa davanti al buco del suo cannocchiale, Alessandro lo conserva nel suo disco. Un momento nell’infinito.

Opere scelte:

Il cellulare contro la povertà

Come in quasi tutte le sue opere, questo collage apre una controversia: il cellulare contro la povertà, mentre in Congo, (che produce più del cinquanta per cento del cobalto di tutto il mondo) uomini, donne, ma soprattutto i bambini sono usati e sfruttati per estrarre il cobalto dalle miniere in modo “artigianale”, un lavoro molto pericoloso, estenuante e sottopagato. Il cobalto, tra tutte le altre cose, è necessario per la costruzione delle batterie agli ioni di litio presenti nei dispositivi tecnologici. Guardiamo per un attimo lo smartphone o il computer che stiamo utilizzando in questo momento. C’è tanta vita dietro, vero? Storie di umanità e di disumanità. Quante volte vi è capitato di pensarci?

Quelle linee infinite che entrano nello spazio della tela (fatte con la biro) rappresentano il passaggio di quel momento davanti al suo cannocchiale. Linee che entrano, passano sul titolo, sull’immagine e poi si fermano.

Sappiamo solo quello. Della vita di quel bambino, dov’è ora, cosa fa, chi è, non lo sapremo mai.


Con lui fino alla fine, se paghiamo

Le religioni chiedono di essere supportate economicamente, ognuno di loro parla secondo la voce di Dio. Ce n’è davvero solo uno? Se la risposta è sí, chi è? Non vogliamo una risposta, ognuno può credere in ciò che vuole. Ma perché dovremmo pagare per la pace spirituale?


Body shaming

L’impatto che il giudizio sociale ha sulla nostra mente può essere devastante. Ci si sente in dovere di trasformarsi per essere esteticamente accettabili. A volte, distorcendo in modo grottesco la propria immagine. Per chi?


Black lives matter

Un altro importante messaggio sociale. Nel 2020 c’è ancora bisogno di dire che le vite dei neri contano? I secoli che abbiamo alle spalle hanno davvero portato evoluzione e progresso? Non in termini umani, a quanto pare.

Trovo che la ricerca artistica di Alessandro Scalabrini sia imbevuta di fascino, di un’ideologia, di carattere. Ha saputo valorizzare la nobile arte del collage, in modo egregio e del tutto personale.

Questa è la sua visione del mondo, o farei meglio a dire, dei “momenti” che capitano nel mondo. Tiene a far conoscere all’osservatore la filosofia che è alla base di ogni opera, quell’inizio, quella fine e quel sempre, il perché del disco, il perché delle linee. La vertigine.

Ma non è propenso a spiegare singolarmente le sue opere. Vuole che a ognuno arrivi un’esperienza visiva del tutto personale.

Una ricca arte povera, mi vien da dire.

Provocatoria, potente, profonda.

Bella!

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Alessandro Scalabrini sito web: http://www.alessandroscalabrini.com/


O U I M A G A Z I N E S O C I A L

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