Marco Stefano Boietti, Notte di quattro lune: il ciclo vitale dell’amore raccontato attraverso le fasi lunari

A cura di Jessica Martino

La poesia è un linguaggio particolare, speciale, libero. Forse la caratteristica che più rende la poesia quel meraviglioso astro è proprio la libertà. Un poeta è uno scrittore immune alle leggi, in questo caso, della grammatica e, per quel che concerne questa sfera, è un essere allo stato brado.

Libero di muoversi, primitivo e primordiale, attraversa, scende, sale, rincorre, vola i sentimenti, le emozioni, la vita. E lo fa in modo empirico, non soggetto ad alcuna legge o condizionamento, regalandoci in forma scritta la più vera essenza dell’esperienza umana.

E se la poesia è un astro, il poeta è colui che si libra e ci libra in alto, verso quell’astro, quella luce.

Marco Stefano Boietti riesce con la sua raccolta “Notte di quattro lune” a sublimare le parole, a conferirle il bagliore di un astro.

L’opera è suddivisa in quattro parti (quattro fasi lunari): Nuova, Gibbosa crescente, Gibbosa calante, Calante.

Il proposito è quello di spiegare il complesso sentimento che è l’amore, così simile alla luna, nei suoi misteri, nel suo fascino, nel suo dinamismo… affini anche nella luce e nell’ombra.

In “Nuova”, prima parte della silloge, fluttuano versi leggeri, come bambini curiosi, così come leggeri, fluttuanti e curiosi sono l’uomo e la donna nei primi incontri amorosi.

Ti riconosco”, con queste parole si apre la raccolta. Perché “l’amore si riconosce sempre”.

L’ingenua e pura speranza del fanciullo, caratterizza i nuovi amori, pregni di ideali e romanticismo. Tutto è lì, in quelle prime parole. Il candore di un nuovo amore che nasce.

Scendono i passi
dell’ora più attesa.
Sento i tuoi sandali spegnere
la luce.

L’incontro con l’altro, “l’ora più attesa”. L’attenzione ai più piccoli dettagli, come di quei sandali che non camminano, ma spengono la luce. Per ritrovarsi insieme nell’intimità di una notte fatta per conoscersi.

Tu
che fai nascere vertigini
[…]
Chi sei?

E con questo desiderio di conoscere l’altro in tutte le sue sfaccettature, si conclude la prima parte.

Gibbosa Crescente

Dalle ultime pagine di Nuova si trasporta in Gibbosa Crescente il desiderio vivo, che pulsa, ribolle, come magma: il fuoco della passione divampa, la voglia di conoscere l’altro è implacabile.

Mi chinerò a berti le labbra”.

Sublime è l’accostamento delle parole di Boietti.

Rimandano a una sensualità fine, elegante, di prostrazione verso l’altro. Come si farebbe con un Dio o una Dea.

Lasciati attraversare
come
opera mistero ispirazione
.”

Nell’ Abbagliare della notte
grondiamo promesse
tensioni d’atomi.

In questi versi si incontrano lo spirito apollineo e quello dionisiaco. Apollinei sono i suoi versi; dionisiaci gli impulsi della passione che i suoi versi apollinei prima trattengono e poi liberano.

Tu, io, le nostre chiare illusioni

Sono le ultime parole della seconda parte. Prodromo di un disincanto prossimo.

Gibbosa Calante

La crescita si ferma. Ci si prepara a una lenta e dolorosa decrescita.

Il tempo ingiusto accelera” dicono le ultime parole della poesia che apre la terza parte.

È un tempo che si fa cacciatore, affretta la sua corsa verso un inesorabile fine.

Mi sazia quell’incanto
di un altro di là.”

Dove forse una nuova vita per loro potrà esserci?

Calante”, quarta ed ultima parte, quella più dura. L’incanto è ormai disincanto, la cruda realtà ha rubato il posto ai sogni, il dubbio è ormai certezza. Ci si muove, con angoscia, dolore, nostalgia, verso la parola fine.

“Quel larice continua
il suo profilo
lì dove appoggiavi le spalle.
Quando ti baciavo
quando mi baciavi.
Nodi che ancora tintinnano
azzurri richiami
flebili echi sonori.”

Fisso i toni della tua voce
con un fermaglio,
sul tavolo trascuro
gesti ripetitivi
e magre attenzioni.
Resto in piedi a contare le mattonelle
dei tuoi passi…”

Boietti riesce ancora a sublimare la parola, nonostante non si tratti più di sogni, di dimensioni alte ed altre. Il quotidiano, l’essenza terrena di due spalle appoggiate a una superficie, una tavola, delle mattonelle, continuano a racchiudere in sé tutta la poesia.

Non cade, non inciampa, neanche solo per un momento. Boietti è e resta il poeta creatore dell’astro che è la poesia, essere capace di librarsi e librarci.

Da quelle prime parole “Ti riconosco”; fino alle ultime “siamo niente” sunto di un fallimento condiviso, di un amore che non si è riuscito a tenere in piedi, Marco Stefano Boietti, servendosi delle luce e delle ombre della luna – metafora del buio e della luce dell’amore – ci regala una poesia fatta di un linguaggio alto, superiore, bello.

A questo punto, consigliarvi la raccolta è una banalità. E visto che a me la banalità non piace, mi faccio imperativo categorico e vi impongo di leggerla.

Perché un perla così, nostra contemporanea, va letta, amata, e supportata.

Vi lascio qui il link per acquistare la raccolta.

Marco Stefano Boietti sito web: http://marcoboietti.altervista.org/

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