Artemisia Gentileschi, Susanna e i vecchioni: la grande artista e il dipinto scelti per oggi 25 Novembre, Giornata internazionale contro la violenza sulle donne

A cura di Jessica Martino

Artemisia Gentileschi, Susanna e i vecchioni, olio su tela, 170×119 cm, 1610. Collezione Graf von Schönborn, Pommersfelden

La storia di Susanna:

L’episodio al quale si riferisce l’opera è narrato nel Libro di Daniele: Susanna, sorpresa al bagno da due uomini che frequentavano la casa del marito, è sottoposta a ricatto sessuale: o acconsentirà di sottostare ai loro squallidi voleri o i due diranno al marito di averla sorpresa con un giovane amante. Susanna accetta l’umiliazione di una ingiusta accusa. La donna è però fortunata, il merito Daniele è dalla sua parte e smaschera i due bruti.

Il dipinto emana con una forza brutale che ferisce l’osservatore, la paura, il disgusto, la voglia di scappare di Susanna. Ed è giusto così, brutale deve essere. Investire l’osservatore dell’angoscia di Susanna, della sua paura, e del suo disgusto è un imperativo categorico. Bisogna vestire la sua pelle e capire.

Artemisia Gentileschi, oltre ad aver dovuto combattere tutta una vita per emergere in campo artistico, soffocata dagli uomini dell’epoca, subì anche uno strupo da parte di Agostino Tassi, collaboratore suo padre Orazio (pittore).

Il processo riguardante lo stupro fu lungo e doloroso, pieno di falsi testimoni, pronti a salvare lo stupratore e a infangare Artemisia.

Subì numerose visite lunghe e umilianti, per accertare la violenza subita. Fatto ancora più atroce fu quello di essere sottoposta ad un interrogatorio sotto tortura: il supplizio scelto per l’occasione fu quello «della sibilla» il quale consisteva nel legare i pollici con delle cordicelle che, con l’azione di un randello, si stringevano sempre di più sino a stritolare le falangi. Con questa drammatica tortura Artemisia avrebbe rischiato di perdere le dita per sempre, danno incalcolabile per una pittrice della sua levatura.

Il 27 novembre 1612 le autorità giudiziarie condannarono Agostino Tassi per «sverginamento» e a cinque anni di reclusione o, in alternativa, all’esilio perpetuo da Roma. Ovviamente optò per l’allontanamento da Roma.

Intanto, come sempre, la società si era già fatta la sua idea: in molti credettero ai falsi testimoni di Tassi, additando lei come la “pu***na bugiarda che va a letto con tutti”.

Mortificante è vedere che ben poco è cambiato nei secoli.

2 Comments

  1. Adoro Artemisia, adoro le sue opere e adoro anche la sua storia. Una donna con una forte personalità che è riuscita a superare il torto subito e a ottenere giustizia. Io l’ammiro tantissimo.

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