La Street Art è l’arte che non appartiene ai musei ma a tutti. Storia della Street Art e un’interessante intervista allo street artist Undeterred

A cura di Jessica Martino

Oggi parliamo della Street Art, un movimento artistico nato a New York, del quale è difficile stabilire un inizio preciso ma, volendo, si può fare riferimento agli anni ‘70/‘80 con il Graffitismo, puramente incentrato sulla lettera che viene “comunicata” attraverso spray e marker. Gli spazi pubblici diventano la tela su cui scrivere messaggi sociali e di protesta.

Intorno agli anni ‘80/‘90 succede qualcosa che potremmo definire una “mutazione” che porta al superamento del Graffitismo. Gli artisti trovano altri modi per comunicare, lo fanno attraverso installazioni, dipinti, proiezioni, sculture etc: è la nascita della Street Art, variegata, che spazia, un’arte a tutti gli effetti.

Possiamo quindi dire che la Street Art trae le sue origini dal Graffitismo per poi formarsi come movimento artistico autonomo.

Ciò che accomuna tutti gli artisti di questo movimento sono gli spazi aperti e pubblici su cui operano e lo scopo: la critica sociale.

Si può dire, a questo punto, che senza ombra di dubbio, la Street Art è un movimento artistico ma anche socio-culturale, il cui impatto è stato e continua ad essere molto potente.

Questi artisti rivendicano la libertà, respingono fortemente il concetto del mito della guerra come soluzione politica, non accettano le disuguaglianze, mirano al loro superamento. I loro messaggi sono chiari, diretti e, con gli anni si sono riversato nel mondo, tutto. Parlare quindi di un “luogo” è abbastanza riduttivo.

È l’arte tradizionale trovarsi in un luogo, il museo, limitato e circoscritto. La Street Art arriva ovunque ed è di chiunque si rispecchia nei loro ideali.

Come succede spesso con tutto quello che è “nuovo”, soprattutto quando quel nuovo non è “canonico”, la Street Art ha trovato non pochi detrattori. A lungo in molti hanno tacciato gli artisti di essere dei vandali, riducendo la loro arte a meri atti di vandalismo. Prima che fosse riconosciuta come arte e apprezzata come tale ha subito molta resistenza.

Lo street artist non solo fa propaganda di libertà tramite le sue opere, ma è egli stesso un artista completamente libero. Libero dai vincoli dei galleristi e dei musei. L’artista si autopromuove e opera in piena autonomia.

Attualmente i consensi, l’interesse e la passione superano di gran lunga i pochi critici e detrattori. E gli street artist, da “outsider”, sono riusciti, da soli, ad emergere.

Tra gli street artist spiccano infatti nomi, personaggi, persone di grande fama, ormai, come: Invader famoso per i suoi mosaici che rimandano al gioco “space inveders”.

Shepard Fairey, noto per il suo contributo alla campagna elettorale di Obama, con la realizzazione della sua Hope.

Impossibile non citare Vhils e i suoi volti che compaiono nei luoghi pubblici degradati, dandogli nuova vita e riqualificazione urbana.

E Banksy, il misterioso artista la cui fama cresce senza fermate con gli occhi del mondo addosso.

Inoltre gli immobili su le cui facciate vi sono opere di Street Art acquistano valore e di conseguenza hanno un prezzo più alto sul mercato immobiliare e si assiste ad un aumento del valore di mercato di zone caratterizzate da un’alta percentuale di murales.

Stiamo percorrendo la direzione che porterà alla completa legittimazione della Street Art?

Oggi ho la fortuna di parlare con chi la Street Art la crea, di porgli domande volte a raccontarcela da “dentro”.

Intervista a Undeterred

Ciao Undeterred e benvenuto su Oui Magazine. È un piacere fare due chiacchiere con te e conoscere più a fondo te come artista e il tuo mondo: quello della Street Art.

Partiamo dal nome “Undeterred”, come mai questa scelta? Cosa significa per te?

Il nome Undeterred, dall’inglese “imperterrito” nasce in seguito all’ideazione del progetto. Vuole essere uno stimolo a non fermarsi dinanzi a nulla e nessuno, rispecchiando l’anima del mio progetto.

Parlami del tuo progetto “l’arte non guarda in faccia a nessuno”. Spiegami il significato, a cosa miri. Immagino che il fatto che ai tuoi illustri personaggi manchino gli occhi sia correlato al nome del progetto.

Il progetto Undeterred “l’Arte non guarda in faccia a nessuno” vuole rappresentare l’arte nella sua essenza: imperterrita, ostinata, presuntuosa, incorruttibile, democratica ed eterna.

“La vita passa, l’arte no. In realtà anche l’arte passa, ma più lentamente… lei è furba, non si fa coinvolgere”.

Ecco perché le opere rappresentano le icone del passato e del presente private degli occhi.

Come e quando ti sei avvicinato alla Street Art e per quale motivo? E lo scopo che avevi quando hai cominciato è lo stesso di adesso oppure è cambiato?

Il mio affascinarsi alla street art non ha data. Mi ha sempre incuriosito. Nel settembre 2019 ho iniziato lo studio del progetto, affinando la tecnica di realizzazione. Ho però debuttato in strada nel marzo 2020, qualche giorno prima del grande lockdown che ci ha segregati in casa. Ma non mi sono fermato, ho lavorato da casa facendo uno “smartworkingstreetart”. Una volta liberi mi son dato da fare con l’impollinazione.

Ho pensato che il mio progetto potesse coinvolgere tutti, o almeno una gran parte di persone. Vuole essere uno stimolo. Vuole accattivare e rispecchiare gli istinti dell’osservatore. L’utilizzo dei personaggi in chiave pop serve proprio a colpire e raccogliere consensi da ogni tipo di personalità che viene toccata dai miei poster.

All’inizio il progetto era una scommessa. Non ho mai cambiato nemmeno una virgola ad esso, e oggi più di prima lo credo e lo vedo sempre più forte e attuale!

Portano la firma “Undeterred” i dipinti dei personaggi che hanno fatto la storia: Picasso, Frida Kahlo, la regina Elisabetta, e poi ancora, quelli legati alla tua bella Napoli: Totò, Pino Daniele, Maradona, Massimo Troisi etc.

Non solo questi illustri personaggi, ma anche le opere d’arte più celebri di certi grandi Geni e Maestri della storia dell’arte, come: Sandro Botticelli, Leonardo Da Vinci, Antonio Canova, tutti trasformati in versione pop e pronti a dare colore ai muri di Napoli e non solo. Come mai questa scelta?

Ogni icona porta dietro un bagaglio di vita ed esperienza. Le icone, come dicevo prima, servono proprio a far rispecchiare in essa l’osservatore. C’è chi ne condivide il pensiero… chi le gesta… chi il modo di vivere… e chi semplicemente ne apprezza l’estetica. Quel che mi interessa è lasciare comunque un segno.

È curioso vedere come a volte le persone che si interessano al progetto e che mi chiedono il significato delle opere, si sentano in perfetta simbiosi con l’opera che ha attratto il loro interesse.

E in questi casi per me non esiste miglior appagamento.

I tuoi sono dipinti su carta, correggimi se sbaglio, immagino che la scelta sia ricaduta su questa tecnica per velocizzare il tuo lavoro. Raccontami come avviene, in che modo decidi la parete a cui regali il tuo dipinto e come lo porti a termine? Addentriamoci in questo momento che, credo di parlare a nome di molti, affascina: il lavoro “nascosto” dello Street Artist… è davvero cosí nascosto?

I miei lavori sono realizzati su carta 100% cotone o tela.

Ciò su cui hai ragione è il fatto che in strada siano stampati o dipinti su carta.

Degli originali in tecnica mista, ne esistono solo 3 esemplari, su supporti e in proporzioni diverse. Di ogni soggetto esistono le stampe fine art su carta 100% cotone, e hanno una tiratura limitata variabile di soggetto in soggetto. Poi esistono le stampe destinate alla strada, su carta comune.

Le pareti che scelgo sono sempre quelle in zone con alta densità di passanti, ammenochè non ci sia un soggetto in particolare che vada messo in un punto in particolare… primo esempio che mi viene in mente, a Firenze c’è un Dante Alighieri affisso vicino l’entrata della sua abitazione.

Riguardo al nascondermi… Cerco di mantenere l’anonimato, anche se è una cosa che poco si addice alla mia personalità. Motivo per cui non sono molto accorto nel rimanere nell’ombra. Tanto è vero che io attacco le mie opere in strada in pieno giorno sotto gli occhi di tutti. Indiscriminatamente da dove io mi trovi e a chi mi trovi davanti in quel momento.

Da street artist, cosa puoi dirmi del rapporto che ha la società ha attualmente nei confronti della Street Art? Sono più i consensi o le critiche?

Beh, dare una risposta è difficile. Bisogna essere non invadenti e non deturpatori. A prescindere da tutto. Rispettare i luoghi e i cittadini è sempre una mia priorità. Negli ultimi anni la Street Art è molto cambiata e con essa anche il suo pubblico. Credo che oggi come oggi esistono tanti “cacciatori di street art” da quelli che la fotografano, a quelli che la ammirano, a quelli che la rubano, a quelli che la acquistano fino a quelli che proprio non la digeriscono. Beh, non si possono soddisfare proprio tutti i gusti. Proprio per questo le critiche esisteranno sempre. Personalmente di critiche ne ho avute ben poche e soprattutto da persone che dopo aver conosciuto il progetto mi hanno apprezzato. Purtroppo vige ancora tanta superficialità. Ma basta poco per “aprire gli occhi delle persone a nuove esperienze”. Ciò non toglie che non si abbiano critiche nonostante. Ma la risposta della società è molto positiva in merito.

A chi sostiene che lo street artist sia un vandalo, cosa rispondi?

Sono modi di pensare. Non toglieremo mai dalla testa questa associazione di idee… o è ancora presto. La Street Art si serve dei muri, dei luoghi, del contesto urbano e quindi degli spazi comuni. È invadente, vero, ma propositiva e contenuta. Io personalmente stampo su carta e utilizzo colle naturali facilmente removibili proprio per non deturpare la città con qualcosa di indelebile. Scelta dettata anche dal fatto che se il progetto non viene accettato, o l’idea condivisa e apprezzata, l’opera può essere facilmente eliminata. Le persone che pensano che gli street artist siano vandali stanno sensibilmente diminuendo. Non lo dico ironicamente, ma ci mancheranno!

C’è qualche Street Artist che ti ispira o di cui apprezzi il lavoro? In caso affermativo, potresti dirmi se ne hai uno preferito?

Ho sicuramente delle preferenze, quelli che rispetto sono tutti, quelli che osanno sono pochi.

A livello artistico, c’è un obiettivo, un sogno che vorresti raggiungere?

Chi non ha sogna? Il mio piacere è avere una buona risposta dalla società. È quanto chiedo. E fino ad ora non mi lamento!

Pensi che siamo vicini alla legittimazione della Street Art?

Credo che ci siamo: la street Art sta diventando sempre più un’arte da salotto. Si afferma sempre più la volontà di cambiare la percezione dello spazio pubblico e aumenta la ricerca di dialogo con gli spettatori. Viviamo nell’epoca in cui la Street Art sta vivendo il suo Rinascimento: mostre, musei contest, raccolte fondi e festival aiutano a riconoscere alla Street Art una dignità artistica mai avuta prima. Con l’avvento del digitale poi il tutto è ancora più accelerato e alla portata di tutti. Gli street artist sempre più offrono al pubblico proposte nuove con cui confrontarsi. La risposta positiva è che nella giungla urbana l’opera di Street Art spicca. Lascia un segno. Indipendentemente da quale sia, ma viene notata! Fa riflettere! Ribadisco, ci siamo quasi!

Un’ultima domanda che è in realtà uno spazio bianco che mi piace lasciare alla fine di un’intervista. C’è qualcosa che non ti ho chiesto e di cui vorresti parlare? Sentiti libero di dire tutto ciò che vuoi.

Ho sempre pensato che la Street Art ripensa agli spazi pubblici, proprio perché le città non vanno solo sfruttate per attraversarle. Forse a volte con un ingiustificata saccenza, lo scopo di noi street artist è tentare di migliorare la qualità di vita dei cittadini attraverso l’arte e la sensibilizzazione ad essa. Vogliamo creare qualcosa di inaspettato. Nuovi punti di incontro e aggregazione. Concludo col dire che la Street Art va vissuta prima di essere compresa, apprezzata o criticata.

È stato un piacere, Undeterred. Ti auguro di portare colore e cultura sempre più lontano.

Il piacere è stato mio. Davvero grazie. Continuate a stimolare le folle incuriosendole. Avete tutta la mia stima.

Con affetto,

Undeterred 

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