Il colibrì

Lettere d’amore, d’amore adolescenziale, d’amore adulto, fraterno, ormai passato, svanito, ma mai sopito. Lettere che, con il tempo che passa e l’evoluzione che avanza, abbandonano l’inchiostro e il rumore della carta e diventano parole scritte a uno schermo. Parole che troppo spesso resteranno solo sue, ignorate. Ma arriveranno le risposte, tutte, sarà la vita a decidere come e quando, ma alla fine tutto avrà un senso, un perché.
Il colibrì, l’ultimo libro di Sandro Veronesi, vincitore del premio Strega nel 2006 con il romanzo Caos Calmo.


Le parole che mi sussurravi fino a pochi mesi fa sono la cosa più bella che mi è toccata: lasciamele. Ricordati che sei buona, Luisa. Fermati prima di diventare cattiva.”


Marco Carrera è il protagonista di questa storia, storia che, Sandro Veronesi, ci racconta in modo magistrale, in un’alternanza di salti temporali, passato, presente, presente, passato e poi ancora, e alla fine futuro. È un continuo saltellare nella vita di Marco, l’età adulta, il matrimonio con Marina, la felicità estrema per la nascita di sua figlia Adele, i suoi genitori, sua sorella Irene e quel velo di malinconia che ha sempre portato con estrema fierezza e che, alla fine, l’ha trascinata dove non doveva. Suo fratello Giacomo, la complicità, la rivalità e quella fuga in America inspiegata per buona parte della sua vita. E poi Luisa, Luisa, Luisa, Luisa e quell’amore consumato e alla fine mai vissuto che l’ha accompagnato in ogni suo respiro, intriso di silenzi e di parole di troppo. Il dottor Carradori e quel loro rapporto speciale fatto di parole capaci di dare delle scosse così violente da generare, inspiegabilmente, una calma infinita.


“…non sono rimasto fermo nemmeno io, magari ci fossi riuscito. Fosse dipeso da me sì, ma non è stato possibile, e ognuno dei cambiamenti che ho subito ha prodotto un urto tremendo, che mi ha spostato di peso, sbattendomi letteralmente in un’altra vita, e poi in un’altra, e poi in un’altra, vite alle quali ho dovuto adattarmi brutalmente, senza mediazioni.”


Una vita a rimanere apparentemente immobile. Immobile sì, ma con sforzi notevoli, proprio come un colibrì, il soprannome che le aveva dato sua madre da ragazzino, quando non ne voleva sapere di crescere, e si distingueva tra i suoi coetanei per la statura minuta, quasi elfica, e la scattante agilità di cui il suo corpo era dotato. Proprio come un colibrì è rimasto immobile a farsi scorrere gli anni addosso, Marco Carrera, lui, immobile ad affannarsi, a sbattere le ali (settanta volte al secondo per la precisione) per rimanere esattamente nello stesso punto, e invece la vita che non l’ha risparmiato, che non ha fatto altro che dargli colpi su colpi, violenti, estremi, che l’hanno spostato di forza, ogni volta, in una vita nuova, non voluta, indesiderata e dolorosa, sempre più dolorosa, in cui però è stato costretto a essere, ad adattarsi.


“…l’unica cosa che gli serviva era un ruggito nei lombi più forte di quello che gli torturava la mente: l’abbassamento della propria idea di sé fino al grado zero di quei dannati; la ribellione al lutto, la sordidezza, l’indecenza, e la consolazione di andare a meritarsi a posteriori tutte le punizioni ricevute.”


Più e più volte, Marco si chiederà cosa ha fatto per meritare quella vita che gli è toccata, costellata di cattiva sorte, lutti via via più intensi, strani casi del destino e scelte troppo difficili da fare. Ha passato buona parte della sua vita a chiedersi il perché si era ritrovato costretto a pagare un conto così dannatamente salato. Poi un giorno si è ritrovato a stringere tra le braccia Miraijiin “l’uomo nuovo” e in quel momento ha capito tutto, ogni cosa ha avuto un senso, anche tutte le lacrime versate.


Non dico altro, questo è un libro che va letto, assaporato, assimilato, fatto vostro. Dovete perdervi nelle parole d’amore e in quelle di disperazione, dovete perdervi, sprofondare giù e poi risalire la china, lentamente. Prendete Marco Carrera per mano e accompagnatelo in questo struggente e meraviglioso cammino che è stata la sua vita.

1 Comment

  1. L’ha ripubblicato su Oui Magazinee ha commentato:

    I candidati al Premio Strega di quest’anno sono sei: alla famosa cinquina è stato aggiunto un sesto candidato perché tra i cinque mancava un’opera pubblicata da un editore piccolo o medio.

    I finalisti in ordine di voto:

    Sandro Veronesi con “Il colibrì” (210)

    Gianrico Carofiglio con “La misura del tempo” (199)

    Valeria Parrella (unica donna della sestina) con “Almarina” (199)

    Gian Arturo Ferrari con il romanzo di esordio “Ragazzo italiano” (181)

    Daniele Mencarelli con “Tutto chiede salvezza”, che ha ottenuto anche la settima edizione del Premio Strega Giovani (168)

    Jonathan Bazzi con “Febbre” (137)

    Veronesi con il suo “Il Colibrì” guida la classifica ed è tra i preferiti. In attesa della proclamazione del vincitore che si terrà il 2 luglio al Ninfeo di Villa Giulia (Roma) con diretta su Rai3, vi riproponiamo (per chi se la fosse persa) la lettura dell‘articolo di Marianna Pizzipaolo sul romanzo di Veronesi.

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