Umberto Saba, Verso casa da “Trieste e una donna” (1910-1912)

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Anima, se ti pare che abbastanza

vagabondammo per giungere a sera,

vogliamo entrare nella nostra stanza,

chiuderla, e farci un po’ di primavera?

Trieste, nova città,

che tiene d’una maschia adolescenza,

che di tra il mare e i duri colli senza

forma e misura crebbe;

dove l’arte o non ebbe

ozi, o, se c’è, c’è in cuore

degli abitanti, in questo suo colore

di giovinezza, in questo vario moto;

tutta esplorammo, fino al più remoto

suo cantuccio, la più strana città.

Ora che con la sera anche si fa

vivo il bisogno di tornare in noi,

vogliamo entrare ove con tanto amore

sempre ti ascolto, ove tu al bene puoi

volgere un lungo errore?

Della più assidua pena,

della miseria più dura e nascosta

anima, noi faremo oggi un poema.

Umberto Saba, Verso casa da “Trieste e una donna” (1910-1912)

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